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Retrospettiva del fotografo Mario Giacomelli  

Alcune opere in mostra
Un servizio di Rai International sulla mostra

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Retrospettiva del fotografo Mario Giacomelli

"Ho cominciato a vedere le macchie sul muro, i fili di ferro. Sono meravigliosi. Tutto è bello". E' così che Mario Giacomelli descrive quando e come divenne fotografo. Nato a Senigallia nel 1925, iniziò a lavorare a 13 anni in una tipografia, affascinato dalle molteplici possibilità di composizione dei caratteri. Fu proprio questa esperienza di artigiano che, come artista, lo rese una mescolanza di tradizione ed innovazione. La mostra, organizzata dal Palazzo delle Esposizioni, si apre a pochi mesi dalla sua scomparsa e vuole proporsi come un percorso attraverso tutta la sua opera e, al tempo stesso, un omaggio all'artista.
L'esibizione raccoglie le serie fotografiche dall'ultima, datata al 1998-200, alla prima degli anni cinquanta, intitolata 32 prime opere. Fu lo stesso autore, nei suoi ricordi sparsi per una biografia, a sottolineare l'importanza della serie nel suo lavoro: " Per me non è importante la foto singola ma la serie, il racconto...Quasi sempre mi capita di vedere le foto prima di farle". Il suo criterio di scelta artistica si basa, infatti, sulla creazione di un percorso interno ad ogni serie. Giacomelli trascorse sempre lunghi periodi nei luoghi delle sue raccolte fotografiche. Passò tre anni in seminario, "attirato dal nero, dalle persone umili, dalle lunghe sottane" (19962-1963) e vi realizzò la serie "Io che non ho mani per accarezzarmi il volto",  titolo ispirato ad una poesia di Padre David Maria Turoldo, nella quale sono ritratti i "pretini" del Seminario nei loro momenti di vita quotidiana.  Anche nell'ospizio di Senigallia trascorse un periodo lungo, inizialmente senza macchina fotografica, per ambientarsi e capire, e solo dopo un anno iniziando a fotografare. Di questo luogo Giacomelli scrisse, oltre che fotografò, del dolore e della solitudine, con l'intento di mostrare ciò che aveva dentro di sé: "la paura di invecchiare, non di morire, il disgusto per il prezzo da pagare per una vita". Di altri luoghi riuscì a cogliere i sentimenti e l'atmosfera, come nel "Mattatoio" (1961) dove ritrasse la disperazione di bestie consapevoli crudelmente trascinate alla morte o come in "Scanno" (1957-1959)  "paese da favola, di gente semplice" dove cercò di fermare le immagini di un luogo ancora intatto e incontaminato.
Ogni serie fu un viaggio nel tempo, dedicato alle passioni, ai sentimenti, al dolore e alla sofferenza. La mostra mantiene volutamente questi percorsi per rendere libero lo spettatore di intraprendere il proprio viaggio personale e riviverne pienamente le sensazioni.

Mario Giacomelli
Roma - Palazzo delle Esposizioni 
orario:10-21 tutti i giorni
chiuso il martedì
ingresso 15.000 intero, 8.000 ridotto
Fino
al 2 aprile 2001

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Retrospettiva del fotografo Mario Giacomelli  

Alcune opere in mostra
Un servizio di Rai International sulla mostra

Retrospettiva del fotografo Mario Giacomelli

"Ho cominciato a vedere le macchie sul muro, i fili di ferro. Sono meravigliosi. Tutto è bello". E' così che Mario Giacomelli descrive quando e come divenne fotografo. Nato a Senigallia nel 1925, iniziò a lavorare a 13 anni in una tipografia, affascinato dalle molteplici possibilità di composizione dei caratteri. Fu proprio questa esperienza di artigiano che, come artista, lo rese una mescolanza di tradizione ed innovazione. La mostra, organizzata dal Palazzo delle Esposizioni, si apre a pochi mesi dalla sua scomparsa e vuole proporsi come un percorso attraverso tutta la sua opera e, al tempo stesso, un omaggio all'artista.
L'esibizione raccoglie le serie fotografiche dall'ultima, datata al 1998-200, alla prima degli anni cinquanta, intitolata 32 prime opere. Fu lo stesso autore, nei suoi ricordi sparsi per una biografia, a sottolineare l'importanza della serie nel suo lavoro: " Per me non è importante la foto singola ma la serie, il racconto...Quasi sempre mi capita di vedere le foto prima di farle". Il suo criterio di scelta artistica si basa, infatti, sulla creazione di un percorso interno ad ogni serie. Giacomelli trascorse sempre lunghi periodi nei luoghi delle sue raccolte fotografiche. Passò tre anni in seminario, "attirato dal nero, dalle persone umili, dalle lunghe sottane" (19962-1963) e vi realizzò la serie "Io che non ho mani per accarezzarmi il volto",  titolo ispirato ad una poesia di Padre David Maria Turoldo, nella quale sono ritratti i "pretini" del Seminario nei loro momenti di vita quotidiana.  Anche nell'ospizio di Senigallia trascorse un periodo lungo, inizialmente senza macchina fotografica, per ambientarsi e capire, e solo dopo un anno iniziando a fotografare. Di questo luogo Giacomelli scrisse, oltre che fotografò, del dolore e della solitudine, con l'intento di mostrare ciò che aveva dentro di sé: "la paura di invecchiare, non di morire, il disgusto per il prezzo da pagare per una vita". Di altri luoghi riuscì a cogliere i sentimenti e l'atmosfera, come nel "Mattatoio" (1961) dove ritrasse la disperazione di bestie consapevoli crudelmente trascinate alla morte o come in "Scanno" (1957-1959)  "paese da favola, di gente semplice" dove cercò di fermare le immagini di un luogo ancora intatto e incontaminato.
Ogni serie fu un viaggio nel tempo, dedicato alle passioni, ai sentimenti, al dolore e alla sofferenza. La mostra mantiene volutamente questi percorsi per rendere libero lo spettatore di intraprendere il proprio viaggio personale e riviverne pienamente le sensazioni.

Mario Giacomelli
Roma - Palazzo delle Esposizioni 
orario:10-21 tutti i giorni
chiuso il martedì
ingresso 15.000 intero, 8.000 ridotto
Fino
al 2 aprile 2001

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