Argomenti
Agnolo Gaddi e il
restauro degli affreschi del Duomo di Prato
|
|
include_menu
|
|
Agnolo Gaddi e
il restauro degli affreschi del Duomo di Prato
Il restauro degli
affreschi di Agnolo Gaddi (1390 ca.) raffiguranti le Storie della Vergine e della
Sacra Cintola sono stati eseguiti dal 1988 al 2000 da Isabella Lapi Ballerini della
Sovrintendenza Beni Ambientali e Architettonici di Firenze.
Agnolo, figlio darte (il padre era Taddeo Gaddi) prosegue la via innovativa
pittorica già avviata da Taddeo e Giotto. Lo spazio lascia la scarsa profondità
medioevale per concretizzarsi in una visione mimetica della realtà che, mezzo secolo
dopo, si configura con la prospettiva. A Prato, con Agnolo, lavorano Neri DAntonio e
Bartolomeo Fruosino. Le storie affrescate riguardano La Vita della Vergine e la Storia
della Sacra Cintola.
Le Storie della Vergine Agnolo le estrapola dai Sermones Aurei e dalla Leggenda Aurea di
Jacopo da Varagine, entrambi del XIV secolo. Questultimo è un vero best-seller,
consultato da pittori e umanisti. Anche la Sacra Storia della Cintola è tratta dalla
Leggenda. E la storia di San Tommaso cui Maria, mentre ascende al cielo, lascia in
dono la sua cintola, simbolo di castità e prova tangibile per lincredulo Tommaso.
Ritrovata a Gerusalemme la reliquia fu donata nel 1141 da una donna di nome Maria ad un
crociato di nome Michele. Questi, tornato a Firenze, prima di morire, la lasciò in
eredità al suo amico Uberto. Secondo la tradizione la Cintola dal giorno della morte di
Michele opera miracoli.
Gli affreschi di Agnolo, oltre a seguire filologicamente i testi di Jacopo da Varagine,
esprimono le prime avvisaglie di profondità spaziale e prospettica e sono un concentrato
di conoscenza teologica ed inventiva pittorica, con colori e personaggi in un perenne
ondulato movimento che illustrano le storie narrate non con scene a sé stanti, ma con una
continuità narrativa presaga del primo grande pittore moderno: Masaccio.
|
    |