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Ritratto di Federico Zeri
Federico Zeri è stato
uno tra i più intelligenti storici italiani dellarte, in particolare del 400
e 500. E' stato anche uno tra i cronisti più documentati e più pessimisti delle
distruzioni del nostro patrimonio artistico.
Celebri le sue expertise, come la sua ironia. Fra i suoi libri, Pittura e
Controriforma. L "arte senza tempo di Scipione da Gaeta"
(Einaudi,1970) e "La percezione visiva dellItalia e degli
italiani" (Einaudi, 1989). Viveva a Mentana, era romano e Roma è stato il suo
territorio naturale dindagine. Nel 1996, in un'inchiesta televesiva per RAI UNO,
già affaticato dagli anni e dalle vicende complesse della vita, attraversò lItalia
in un inverno rigidissimo penetrando sotterranei umidi, palazzi abbandonati senza porte e
finestre, chiese senza tetto, soffittoni disabitati da secoli che nascondevano quadri
accantonati. La tutela del patrimonio artistico italiano è stato sicuramente
lorizzonte nel quale si è mosso come per una missione negli ultimi tre decenni,
dopo i tempi dei grandi viaggi americani e dei cataloghi. Per lui il territorio
abbandonato a se stesso, vittima dellignoranza degli amministratori, era veramente
lorizzonte naturale nel quale muoversi, il più ampio e il più drammaticamente
bisognoso.
In questo caso il suo infallibile occhio di connaisseur lasciava il posto
allocchio pietoso del filosofo illuminato e poi a quello vigile dello storico, e poi
quando scriveva sui giornali o parlava alla radio o alla televisione, il suo occhio
diventava quello del censore e del polemista. Lo addolorava, lo arrabbiava, lo accendeva
di indignazione lo iato incolmabile tra la tradizione culturale del Paese e la sua
condizione attuale. In passato raccoglieva le lapidi romane spezzate nei cantieri di Roma
del dopoguerra per salvarle dalla discarica e tenerle vicino a sé su un muro del suo
giardino.
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