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Biografia
di Mario Bava
(Sanremo,
1914 - Roma, 1980)
Figlio
d’arte (il padre Eugenio era fotografo, scultore,
cineasta), esordisce come operatore in “L’avventura di
Annabella” (1943) di L. Menardi: in tre lustri di
carriera, lavora con registi quali Pabst, Walsh, Emmer, Freda - per il quale crea l’inobliabile atmosfera macabra e
decadente de “I
vampiri” (1957) - dimostrando doti tecniche fuori
dal comune e un enorme talento nel creare effetti speciali
con pochi mezzi.
Firma la sua opera prima nel 1960, adattando per lo
schermo il racconto “Il Vij” di Gogol’: il film che
ne risulta, “La
maschera del demonio”, è universalmente
riconosciuto un capo d’opera della paura e il manifesto
dell’intero cinema orrorifico italiano.
Vi si ritrovano al completo le tematiche che saranno
proprie del filone indigeno: la figura centrale della
donna-mostro, un erotismo malato ed ossessivo, pulsioni
necrofile, dimore maledette, vampirismo, riti misteriosi
ed antiche maledizioni. Il tutto, fotografato in un bianco
e nero di grande suggestione, con sequenze indimenticabili
(basti citare quella della resurrezione della strega,
ancor oggi agghiacciante) e mirabili prove d’attore (mai
più la Steele saprà ripetersi a simili livelli).
In seguito, Bava frequenterà un po’ tutti i generi, con
risultati assai validi: vanno ricordati l’insolito
peplum “Ercole al centro della terra” (1961), il bel
giallo hitchockiano “La ragazza che sapeva troppo”
(1962), il teso horror sadomaso “La frusta e il corpo”
(1963), la trilogia del brivido de
“I tre volti della paura” (1963; l’episodio “I
Wurdalak”, tratto da Tolstoj e interpretato da un
superbo Boris Karloff, è una vetta nell’arte del
Nostro).
Le cose sue più convincenti restano però “Sei donne
per l’assassino” (1964), magistrale e violento
thriller che apre la strada alle pellicole di Argento; “Operazione paura” (1966), racconto gotico di
straordinaria suggestione visiva; “Reazione a catena”
(1971), ove si precorre il genere slasher sgranando un
immaginifico rosario di morti che farà scuola. Più amato
all’estero che in patria, Bava è a nostro avviso autore
a pieno titolo: più di tanti cultori dell’impegno a
tempo pieno, per tacer di certi maestrini coi loro
affliggenti pensum.
F.T.
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 Mario
Bava
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