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Biografia
di Luciano Berio
Nato in una famiglia di
tradizioni musicali ad Oneglia, in Liguria nel 1925,
Luciano Berio ha iniziato gli studi musicali col padre
Ernesto. Nel 1945 si è trasferito a Milano dove ha
studiato composizione con Paribeni e Ghedini e
direzione d’orchestra con Giulini e Votto, presso il
Conservatorio Giuseppe Verdi, formandosi sulla musica
radicale della prima metà del secolo non meno che sui
classici. Nel 1951 Berio segue i corsi di Dallapiccola
negli Stati Uniti: il talento del compositore si
affina, orientandosi verso la creazione di strutture
musicali ipercomplesse, secondo i dettami di una
polifonia totale, privilegiando le qualità plastiche
della materia sonora e dando vita ad opere in cui si
intrecciano con grande abilità innumerevoli linee
orchestrali e vocali.
A questo periodo risalgono le prime composizioni
elettro-acustiche in cui Berio sperimenta le
potenzialità del rapporto suono-parola:
“Thema. Omaggio a Joyce” (1958) e “Visage” (1961).
Seguono le ricerche sulle combinazioni
ritmico-agogiche complesse di “Tempi concertati”
per 4 solisti e 4 orchestre, (1959) e “Sincronie”
per quartetto (1964), si passa poi, alle esplorazioni
della vocalità femminile nella sua dimensione
fonetica, semantica e psicologica come le
“Epifanie” (1959-6), “Circles” (1960) e
“Sequenza n.3” per voce (1965), opere nate anche
dalla collaborazione con il soprano Cathy Barberian,
per approdare a una concezione della musica intesa
come drammaturgia musicale che si manifesta in opere
come “Allez-Hop” (1959), da Calvino,
“Passaggio” (1962) e “Laborintus” (1965).
L’indagine sulla materia sonora intesa come suono,
timbro e movimento nutre la serie delle
“Sequenze”, ciascuna per un diverso solista, che
Berio ha composto dagli anni 50 ad oggi. Le "Sequenze"
rivelano la vocazione del Maestro a rimettersi
continuamente in gioco, a non considerare mai una
creazione veramente finita: le prime sei “Sequenze"
diventano altrettanti “Chemins” (1964-65) e
ispirano lavori strumentali come “Linea” per 2
pianoforti, vibrafono e marimba (1973), “Point
of the curve to find…” per pianoforte e orchestra
da camera (1974) e “Notturno” (1993, rielaborato
nel 1995). La ricerca di Berio si è svolta nel segno
di una continuità tra passato e presente, nutrendo la
propria musica da fonti eterogenee: musica,
letteratura, linguistica, antropologia strutturale,
etnomusicologia. La necessità di sperimentare nuovi
linguaggi, scoprendo il potenziale nascosto in ogni
forma sonora, conduce Berio a rivisitare i canti
popolari con “Folk songs” per mezzosoprano e
orchestra (1964-73), in “Cries of London” per 6
voci (1974) si ispira alle grida dei venditori
ambulanti, reinterpreta i Beatles, ripensa i materiali
classici da Monteverdi a Puccini. Tale atteggiamento
trova in “Sinfonia” (1968) la sua espressione più
piena.
La produzione degli anni 70 e 80 si distingue per
l’importanza crescente attribuita dal Maestro alla
musica vocale come emerge in “A-Ronne” (da
Sanguineti), “Coro” per voci e strumenti (1975-76),
fino ad ”Ofanim" per solo, coro, strumenti ed
elaborazioni elettroniche (1988-92), “Shofar” per
coro e orchestra (1995).
Il percorso artistico di Berio trova il suo sbocco
naturale nel teatro musicale, in forme che
presuppongono e negano al tempo stesso la grande
tradizione operistica: ”Opera” (1970),
considerata da molti il suo capolavoro; ”La vera
storia” del 1978 su testo di Calvino; “Un re in
ascolto” (1983) da Shakespeare e “Outis” (1996).
La curiosità per ogni categoria musicale si è
manifestata in ogni aspetto della sua molteplice
attività. Nel 1954 ha fondato e diretto con Bruno
Maderna lo Studio di Fonologia Musicale presso la RAI
di Milano. Nel 1956 ha fondato la rivista “Incontri
Musicali”. Didatta carismatico, Berio ha insegnato a
Darmstadt, alla Summer School di Dartington, al Mills
College in California, alla Harvard University e alla
Juilliard School di New York dal 1965 al 1972. Dal
1973 al 1980 ha diretto il dipartimento
elettroacustico dell’IRCAM di Parigi e nel 1987 ha
fondato il Centro Tempo Reale di Firenze. Nel 1995 la
Biennale di Venezia gli ha assegnato il Leone d’oro
alla carriera e nel 1996 la Japan Art Association gli
ha assegnato il Praemium Imperiale. Nel 2000 è stato
eletto presidente dell’Accademia
di Santa Cecilia.
Si è spento a Roma il 27 maggio 2003.
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Luciano
Berio
Approfondimento Guarda
su Rai International la puntata de Il Caffè che ha per protagonista Luciano
Berio
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