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La prima notte di quiete di Valerio
Zurlini
Fa un certo effetto
tornare, dopo oltre un quarto di secolo, alle immagini de "La prima notte di
quiete" - meritoriamente restaurato dalla Philip Morris, in collaborazione con
Titanus, Fondazione Scuola Nazionale di Cinema e Cineteca Nazionale - di Valerio Zurlini:
impressioni personali, forse, chi scrive ebbe modo di vedere per la prima volta il film
appena quattordicenne, riportandone una impressione forte e rimarchevole, come di ciò che
ti simprime nella memoria per scavarsi una nicchia sempiterna.
Vi si racconta una storia semplice: in una Rimini livida ed invernale, ancor più
desolante di quella descritta a suo tempo da Fellini ne "I vitelloni" (1953), si
consuma fino alle estreme conseguenze lamore del professore di liceo Daniele
Dominici per la bellissima e chiacchierata allieva Vanina Abati; tuttintorno,
perdigiorno incarogniti od ambigui, madri ruffianamente complici, antiche amanti ormai
divenute quotidiana attossicazione.
Cappotto di cammello, aria trasandata, sembiante da maudit rimbaudiano, Daniele è
personaggio letterario che tuttavia avvince e convince: intorno a lui un magnifico
concertato di attori, Lea Massari ex-compagna sfatta e dolente, Giancarlo Giannini
stillante malinconica consapevolezza dai pori duna noncuranza di facciata, Alida
Valli genitrice indegna e astiosa.
Ed a menar la danza Zurlini, cineasta appartato e sensibile, che qui sapre ad una
sorta di autoritratto partecipato e financo sofferto: cè certo molto di lui in
questo Daniele, apprendista cinico perennemente rinviato a settembre, accanito giocatore
dazzardo che incanto folgora dinanzi alla visione della "Madonna del
Parto" di Piero della Francesca.
La passione febbrile, ansiogena, sfinente che lega i due protagonisti si svolge nel segno
appena celato del cupio dissolvi: la prima notte di quiete, titolo scelto da Daniele per
un libriccino giovanile di poesie dedicato ad una giovanissima cugina suicida, è metafora
di morte, assillo autodistruttivo che cerca i modi per concretarsi.
Ce nè già un presagio nellunica notte damore chegli trascorre
con la diletta Vanina: dopo il cercarsi spasmodico dei corpi, lirruzione della
verità attraverso la furia malevola di chi non tollera illusioni di purezza; e la rabbia
della scoperta, quel sogno dinnocenza perduto.
Come fosse un annuncio calcolato, unanticicipazione: di lì a poco, quasi invocata
con struggimento, la fine della corsa.
F.T
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 La
prima notte di quiete
di Valerio Zurlini
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Biografia
di Valerio Zurlini
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