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Gli 80 anni di Alberto Sordi:
Larte di arrangiarsi
"Senza Gassman la
commedia allitaliana sarebbe stata più smorta, senza Manfredi più distaccata,
senza Tognazzi meno maliziosa, ma senza di lui probabilmente non sarebbe esistita":
ha ragione Enrico Giacovelli, il genere più popolare figliato dalla cinematografia
nostrana sidentifica tout court col sembiante di Alberto Sordi, trasteverino
purosangue, mezzo secolo e più di scintillante carriera, ottantanni compiuti
proprio in questi giorni.
Sè detto da più parti che Sordi abbia rappresentato vizi e virtù italiche al
meglio, divenendo addirittura una sorta di campione nazionale delle suddette (nella
finzione schermica, ovviamente), giusto come lautocelebrativo e lunghissimo
programma per la televisione "Storia di un italiano" sè, tempo addietro,
incaricato di dimostrare.
Cè del vero, ovviamente, in questa tesi: ma anche del riduttivo, nel senso che
lattore romano è sempre stato qualcosa di diverso da una semplice maschera più o
meno tipizzata, dimostrandosi, per contro, soprattutto interprete sopraffino, abile nel
filtrare ogni personaggio attraverso i propri personalissimi umori, ad esso conferendo
quelle particolari caratteristiche atte ad inconfondibilmente contraddistinguerne la
filiazione.
Dal boy-scout di parrocchia di "Mamma mia, che impressione!" (1951) al
pensionato ferocemente vendicativo di "Un borghese piccolo piccolo" (1977)
corrono cinque lustri, nel corso dei quali il Nostro è stato di volta in volta
inguaribile fancazzista ("I vitelloni", 1954), conformista per eccellenza
("Un eroe dei nostri tempi", 1955), finto censore ("Il moralista",
1959), soldato semplice ("La grande guerra", 1959), idealista deluso ("Una
vita difficile", 1961), imprenditore indebitato ("il boom", 1963),
professionista rampante ("Il medico della mutua", 1968), comico
davanspettacolo ("Polvere di stelle", 1973), rappresentante darmi
("Finché cè guerra, cè speranza", 1974): ruoli proposti e
riproposti con mille piccole variazioni, sfumature, aggiustamenti in un mirabile
caleidoscopio dove non si sa più se ammirare la tecnica sopraffina, le straordinarie
capacità di mimesi o la professionalità a tutto tondo.
Si potrebbe andare avanti a lungo, ci vorrebbero molte cartelle per dir qualcosa di
esauriente su quello che è stato ed è certamente uno dei maestri della recitazione
cinematografica, forse il più autorevole che il nostro paese abbia prodotto: ma ci pare
possa bastare per un sincero augurio di buon proseguimento, per esprimergli
lauspicio di poter festeggiare ancora moltissimi compleanni sereni; circondato
dallaffetto dei cinefili e della gente comune, per il divertimento della quale egli
ha sempre lavorato.
F. T.
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