Homepage di Italica: Italiano   Rai International

Feed RSS

Newsletter

Scrivici

Informazioni

Mappa del sito

Argomenti

La stanza del figlio

Indice
Cast tecnico artistico

Intervista a Nanni Moretti

Biografia di Nanni Moretti

a cura di Francesco Troiano

include_menu

La stanza del figlio, ovvero La cognizione del dolore.

Due sono, com’è ben noto, le corna dell’arte di Moretti: da un lato, un cinema frammentato e diaristico, sconnesso ed autoreferenziale, costituito da sequenze-striscia che si susseguono rapide; d’altro canto, un amore per il narrar storie, un piacere del racconto conchiuso che ha figliato nel tempo gli esiti alti di "La messa è finita" e "Bianca". Appartiene a questo secondo approccio "La stanza del figlio", ove s’inscena il dolore per la scomparsa d’un rampollo adolescente in una famiglia della media borghesia colta: con accenti accorati ma a ciglio asciutto, in maniera da stimolare nello spettatore la lucidità dello sguardo e non l’esazione corriva della lacrima.
La morte ed il cordoglio - argomenti oramai consegnati all’obsolescenza per non disturbare il carnevale permanente dei consumi - vengono qui coraggiosamente affrontati di petto: laddove i cineasti prediligono la spettacolarizzazione della prima censurando sovente quanto ne consegue, il Nostro si prende il lusso di mostrar il lutto senza infingimenti, dallo strazio iniziale che piega alla scelta impietrita della bara fino al momento terribile della sigillatura del feretro.
Poi, lo stupore sonnambolico dei sopravvissuti, la pena di chi trova risibili le parole della fede, lo sconforto che pare per sempre immedicabile: fino al lucore inatteso d’un acquetarsi che s’appalesa piano, al termine d’un viaggio non previsto.
Smessi forse per sempre gli accenti della commedia, il regista di Brunico approda ad una maturità carica di presagi: per gli aficionados restano piccoli segnali, una "Insieme a te non ci sto più" canticchiata con la complicità di sempre, qualche ammiccamento favorito dalla professione - lo psicoanalista - del suo personaggio, certi sguardi. Tuttavia, a chi cerchi nuovi tormentoni generazionali, parole d’ordine in cui riconoscersi, frasi peculiari alle quali annuire con complicità, sia detto con chiarezza: Moretti non abita più qui. Ed era ora.




logorai.gif (2283 byte)
trasp.gif (837 byte)
>

La stanza del figlio, ovvero La cognizione del dolore.

Due sono, com’è ben noto, le corna dell’arte di Moretti: da un lato, un cinema frammentato e diaristico, sconnesso ed autoreferenziale, costituito da sequenze-striscia che si susseguono rapide; d’altro canto, un amore per il narrar storie, un piacere del racconto conchiuso che ha figliato nel tempo gli esiti alti di "La messa è finita" e "Bianca". Appartiene a questo secondo approccio "La stanza del figlio", ove s’inscena il dolore per la scomparsa d’un rampollo adolescente in una famiglia della media borghesia colta: con accenti accorati ma a ciglio asciutto, in maniera da stimolare nello spettatore la lucidità dello sguardo e non l’esazione corriva della lacrima.
La morte ed il cordoglio - argomenti oramai consegnati all’obsolescenza per non disturbare il carnevale permanente dei consumi - vengono qui coraggiosamente affrontati di petto: laddove i cineasti prediligono la spettacolarizzazione della prima censurando sovente quanto ne consegue, il Nostro si prende il lusso di mostrar il lutto senza infingimenti, dallo strazio iniziale che piega alla scelta impietrita della bara fino al momento terribile della sigillatura del feretro.
Poi, lo stupore sonnambolico dei sopravvissuti, la pena di chi trova risibili le parole della fede, lo sconforto che pare per sempre immedicabile: fino al lucore inatteso d’un acquetarsi che s’appalesa piano, al termine d’un viaggio non previsto.
Smessi forse per sempre gli accenti della commedia, il regista di Brunico approda ad una maturità carica di presagi: per gli aficionados restano piccoli segnali, una "Insieme a te non ci sto più" canticchiata con la complicità di sempre, qualche ammiccamento favorito dalla professione - lo psicoanalista - del suo personaggio, certi sguardi. Tuttavia, a chi cerchi nuovi tormentoni generazionali, parole d’ordine in cui riconoscersi, frasi peculiari alle quali annuire con complicità, sia detto con chiarezza: Moretti non abita più qui. Ed era ora.




logorai.gif (2283 byte)
trasp.gif (837 byte)

Italica è una produzione Rai International. I materiali raccolti in questo sito sono protetti da copyright e sono presenti esclusivamente per motivi didattici