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La stanza del figlio, ovvero La cognizione del dolore. Due sono, com’è ben noto, le corna
dell’arte di Moretti: da un lato, un cinema frammentato
e diaristico, sconnesso ed autoreferenziale, costituito da
sequenze-striscia che si susseguono rapide; d’altro
canto, un amore per il narrar storie, un piacere del
racconto conchiuso che ha figliato nel tempo gli esiti
alti di "La messa è finita" e
"Bianca". Appartiene a questo secondo approccio
"La stanza del figlio", ove s’inscena il
dolore per la scomparsa d’un rampollo adolescente in una
famiglia della media borghesia colta: con accenti accorati
ma a ciglio asciutto, in maniera da stimolare nello
spettatore la lucidità dello sguardo e non l’esazione
corriva della lacrima. |
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