|
Tommaso Campanella. Le
Poesie
Testo criticamente riveduto e commento a
cura di Francesco Giancotti
Questa edizione offre il testo completo delle poesie, tenendo conto anche dei ritrovamenti
recentissimi
Di cervel dentro un pugno
io sto, e divoro
tanto, che quanti libri tiene il mondo
non saziâr lappetito mio profondo:
quanto ho mangiato! e del digiun pur moro.
Esce, molto
opportunamente per la casa Editrice Einaudi una nuova edizione de "Le poesie" di
Tommaso Campanella, curata da Francesco Giancotti con un denso e articolato apparato
critico che accompagna la nota "Esposizione" dello stesso filosofo. Si tratta
dalla raccolta più completa dei versi dellautore della "Città dal sole",
comprendente anche le poesie politiche recentemente scoperte da Germana Ernst.
Unopera di grande impegno e interesse, che ha il merito di riproporre
lattenzione su un poeta di straordinaria modernità, un maestro della
«matericità» il quale aveva assimilato quel «pensiero sensorio» a cavallo tra il
Cinquecento e il Seicento. La poesia di Campanella si discosta dalla precedente
tradizione, è «petrosa» , sa di magia, ma anche di «senso delle cose» , lontana
comè da ogni eleganza umanistica. Non per niente questi versi sciolti si
riallacciano ai «filosofi poetanti», ai «poeti architettonici» della Magna Grecia; fra
i suoi modelli eccellevano Pitagora, Empedocle e, in un quadro più ampio, Lucrezio,
Dante, la Bibbia. In unepoca in cui domina un tardo petrarchismo, la sua poesia si
caratterizza per la densità morale e di pensiero. Unesperienza poetica tanto più
affascinante in quanto eccentrica alla nostra tradizione. La poesia per lo stilese (che
una cronaca del tempo definisce come «tenuto per liberato, di vivace ingegno, di statura
alta, pilo nigro e denti radi») aveva anche una funzione pedagogica, per questuomo
di grandissimo ingegno, poliedrico, che nutriva un certo «disprezzo per le forme», la
poesia era uno strumento, un mezzo. Non dimentichiamo, poi, la sua condizione di
carcerato, costretto a subire la tortura per difendere le proprie idee, a fingersi pazzo
per salvare la vita, condizione che aggiunge a questo canzoniere una oggettività tutta
particolare, che ci consente di meglio comprendere il suo percorso autobiografico e
intellettuale, ma anche i molti nessi della sua speculazione filosofica. Non a caso nella
"Poetica", immaginando che gli si domandi la differenza tra il poeta e
loratore, Campanella risponde: «Loratore guarda alla persuasione presente...
ma il poeta guarda a una memoria eterna di cose da imitare nel ben seguire e nel mal
schivare». Aggiungendo, inoltre, una raccomandazione: di usare parole «che ci paia
toccarle mentre le leggiamo». Una materia magmatica, dirompente, che forza ogni argine,
per affermare la libertà di pensiero; materia dove il filosofo si ritrova soggetto e
insieme oggetto dei propri versi. Unapoteosi di vigore, di libertà, di desiderio di
conoscenza che ritroviamo nelle altre sue opere che gli valsero ora la persecuzione, ora
lammirazione dei potenti.
Francesco Giancotti, nato
a Reggio Calabria nel 1923, ha insegnato alle Università di Roma, LAquila, Catania
e Torino. Ha lavorato su autori latini, tra i quali Sallustio, Publilio Siro, Virgilio,
Tacito e, soprattutto, Lucrezio e Seneca. La sua predilezione per poeti-filosofi lo ha
condotto agli studi su Campanella, iniziati fra il 1948 e il 1952, ripresi in anni recenti
e portati a compimento con questa edizione.
|
    
 |