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Tommaso Campanella

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Scelta di alcune Poesie filosofiche
Il libro s'intreccia con la vita dell'autore

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La storia del libro che s'intreccia con quella del suo autore

Ogni libro ha una sua storia che spesso si intreccia indissolubilmente con quella del suo autore, riflettendone vicende e accadimenti. E’ il caso delle "Poesie" di Tommaso Campanella (Stilo, Reggio Calabria 1568 - Parigi 1639), che il filosofo compose per la maggior parte nelle carceri napoletane, dove rimase rinchiuso per circa ventisette anni, per la congiura di Calabria e da dove uscirono fortunosamente per essere custodite da amici fidati. Frate domenicano, ammiratore delle dottrine di Bernardino Telesio e insofferente all’aristotelismo dogmatico, esplorò senza remore lo scibile del suo tempo. I rigori dell’inquisizione si accaniro sui suoi scritti e sulla sua persona. Sfuggì alla condanna a morte simulando la pazzia, senza cedere alle torture che tendevano a smascherarlo. In carcere scrisse molto: fra l’altro, le poesie, la "Città del Sole" e "L’Apologia pro Galileo", nonché opere poderose come la "Metafisica" e la "Teologia". Sempre ricomponendo e rielaborando gli scritti che gli venivano sequestrati. Le persecuzioni non cessarono neppure quando fu scarceratro e riabilitato.
Ma solo nel 1613, quando Campanella ricevette in carcere la visita di un letterato tedesco, Tobia Adami, questo straordinario canzoniere poté dirsi salvo. Infatti, grazie all’Adami la "Scelta" di alcune poesie filosofiche apparve in Germania nel 1622. L’autore, per una opportuna cautela, risultò essere Settimontano Squilla: una duplice allusione al cognome di Campanella e alle sette "protuberanze" della sua scatola cranica. Il filosofo riuscì poi ad avere in carcere una copia del libro e a correggere di suo pugno gli errori di stampa, copia adesso conservata presso la Biblioteca dei Gerolamini a Napoli. E’ questo l’inizio della storia avventurosa degli splendidi versi, composti dal frate domenciano "contro il bestial sonno" del suo secolo e dei suoi simili, che sono stati accompagnati nel tempo da alterne fortune. Dopo il silenzio dei secoli scorsi, hanno riacquistato il meritato interesse grazie all’edizione curata da Giovanni Gentile nel 1915, e poi da Luigi Firpo nel 1954, oltre alle scelte più recenti, in particolare quello delle poesie filosofiche operate da Lina Bolzoni nel 1977 e, dopo, da Marziano Guglielminetti nel 1982.

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La storia del libro che s'intreccia con quella del suo autore

Ogni libro ha una sua storia che spesso si intreccia indissolubilmente con quella del suo autore, riflettendone vicende e accadimenti. E’ il caso delle "Poesie" di Tommaso Campanella (Stilo, Reggio Calabria 1568 - Parigi 1639), che il filosofo compose per la maggior parte nelle carceri napoletane, dove rimase rinchiuso per circa ventisette anni, per la congiura di Calabria e da dove uscirono fortunosamente per essere custodite da amici fidati. Frate domenicano, ammiratore delle dottrine di Bernardino Telesio e insofferente all’aristotelismo dogmatico, esplorò senza remore lo scibile del suo tempo. I rigori dell’inquisizione si accaniro sui suoi scritti e sulla sua persona. Sfuggì alla condanna a morte simulando la pazzia, senza cedere alle torture che tendevano a smascherarlo. In carcere scrisse molto: fra l’altro, le poesie, la "Città del Sole" e "L’Apologia pro Galileo", nonché opere poderose come la "Metafisica" e la "Teologia". Sempre ricomponendo e rielaborando gli scritti che gli venivano sequestrati. Le persecuzioni non cessarono neppure quando fu scarceratro e riabilitato.
Ma solo nel 1613, quando Campanella ricevette in carcere la visita di un letterato tedesco, Tobia Adami, questo straordinario canzoniere poté dirsi salvo. Infatti, grazie all’Adami la "Scelta" di alcune poesie filosofiche apparve in Germania nel 1622. L’autore, per una opportuna cautela, risultò essere Settimontano Squilla: una duplice allusione al cognome di Campanella e alle sette "protuberanze" della sua scatola cranica. Il filosofo riuscì poi ad avere in carcere una copia del libro e a correggere di suo pugno gli errori di stampa, copia adesso conservata presso la Biblioteca dei Gerolamini a Napoli. E’ questo l’inizio della storia avventurosa degli splendidi versi, composti dal frate domenciano "contro il bestial sonno" del suo secolo e dei suoi simili, che sono stati accompagnati nel tempo da alterne fortune. Dopo il silenzio dei secoli scorsi, hanno riacquistato il meritato interesse grazie all’edizione curata da Giovanni Gentile nel 1915, e poi da Luigi Firpo nel 1954, oltre alle scelte più recenti, in particolare quello delle poesie filosofiche operate da Lina Bolzoni nel 1977 e, dopo, da Marziano Guglielminetti nel 1982.

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