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Un americano a Napoli
di Renato Carosone

Intervista a Renato Carosone

a cura di Francesco Troiano

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Tra Mergellina e gli Usa

Il 7 settembre 1960, nel corso d’una "Serata di gala" in tv, Renato Carosone toglie ad Emma Danieli il microfono per annunciare il suo ritiro dalle scene: l’artista ha appena quarant’anni (è nato a Napoli, nel 1920), è reduce da un decennio di strepitosi successi (si è esibito persino al Carnegie Hall di New York), ha contribuito a svecchiare come pochi altri - vengono in mente solo i nomi di Domenico Modugno e Fred Buscaglione - la canzone nostrana.
La sua vicenda umana e artistica viene ora ripercorsa con grazia e humour nell’autobiografia "Un americano a Napoli" (Sperling&Kupfer, pp.156, L.26.500): scritta con la collaborazione del giornalista Federico Vacalebre, essa ci offre pure un divertito ritratto dell’Italia dell’epoca, sospesa fra il desiderio di ricostruzione del dopoguerra ed i primi segni di euforia ad annuncio del boom prossimo venturo.
Il ritorno in patria avvenuto nel ‘46 - dopo nove anni spesi all’estero in cerca di fortuna suonando jazz in vari club - segna per il Nostro l’inizio della grande avventura: scritturato a Napoli da un nuovo night club, lo Shaker, egli forma per l’occasione un formidabile trio, con Peter Van Wood alla chitarra elettrica ed il virtuoso delle percussioni Gegè Di Giacomo. L’ultimo tassello del mosaico è costituito dall’incontro col versatile paroliere Nicola Salerno: mescolando tradizione partenopea, swing e (nascente) rock’n’roll, viene così messa a punto una fortunata formula destinata a produrre parecchi evergreen, da "Torero" a "Caravan Petrol", da "O’ Sarracino" a "Pigliate ‘na pastiglia", fino alla leggendaria "Tu vuò fa’ l’americano" (riproposta recentemente dal profeta del rockabilly Brian Setzer, oltre che in una scatenata versione a più voci nel film di Anthony Minghella "Il talento di Mr.Ripley" ).
Scomparso a 81 anni, Renato Carosone è ancora tra noi col suo repertorio di sempre: le nuove generazioni ne conoscono i testi, li cantano, si divertono. Come se il tempo si fosse fermato.




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Un americano a Napoli
di Renato Carosone

Intervista a Renato Carosone

a cura di Francesco Troiano

Tra Mergellina e gli Usa

Il 7 settembre 1960, nel corso d’una "Serata di gala" in tv, Renato Carosone toglie ad Emma Danieli il microfono per annunciare il suo ritiro dalle scene: l’artista ha appena quarant’anni (è nato a Napoli, nel 1920), è reduce da un decennio di strepitosi successi (si è esibito persino al Carnegie Hall di New York), ha contribuito a svecchiare come pochi altri - vengono in mente solo i nomi di Domenico Modugno e Fred Buscaglione - la canzone nostrana.
La sua vicenda umana e artistica viene ora ripercorsa con grazia e humour nell’autobiografia "Un americano a Napoli" (Sperling&Kupfer, pp.156, L.26.500): scritta con la collaborazione del giornalista Federico Vacalebre, essa ci offre pure un divertito ritratto dell’Italia dell’epoca, sospesa fra il desiderio di ricostruzione del dopoguerra ed i primi segni di euforia ad annuncio del boom prossimo venturo.
Il ritorno in patria avvenuto nel ‘46 - dopo nove anni spesi all’estero in cerca di fortuna suonando jazz in vari club - segna per il Nostro l’inizio della grande avventura: scritturato a Napoli da un nuovo night club, lo Shaker, egli forma per l’occasione un formidabile trio, con Peter Van Wood alla chitarra elettrica ed il virtuoso delle percussioni Gegè Di Giacomo. L’ultimo tassello del mosaico è costituito dall’incontro col versatile paroliere Nicola Salerno: mescolando tradizione partenopea, swing e (nascente) rock’n’roll, viene così messa a punto una fortunata formula destinata a produrre parecchi evergreen, da "Torero" a "Caravan Petrol", da "O’ Sarracino" a "Pigliate ‘na pastiglia", fino alla leggendaria "Tu vuò fa’ l’americano" (riproposta recentemente dal profeta del rockabilly Brian Setzer, oltre che in una scatenata versione a più voci nel film di Anthony Minghella "Il talento di Mr.Ripley" ).
Scomparso a 81 anni, Renato Carosone è ancora tra noi col suo repertorio di sempre: le nuove generazioni ne conoscono i testi, li cantano, si divertono. Come se il tempo si fosse fermato.




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