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Nati
due volte ovvero la cognizione del dolore
Com’è bello, l’ultimo
libro di Giuseppe Pontiggia. Meraviglioso.
Ci ha abituati da gran tempo, lo scrittore
comasco, a testi insieme lievi ed
azzardosi, ad una scrittura che ha nella
sapienza aforistica la propria chiave di
volta: ma stavolta l’argomento - il
rapporto d’un padre col figlio disabile,
spastico per una momentanea interruzione d’ossigeno
ed un malaccorto uso del forcipe - è di
quelli davvero a rischio, con patetismo e
commozione sempre pronti a tender agguati.
Gravata per soprammercato da una radice
autobiografica, la narrazione procede
invece spedita e sicura: come avveniva
nello splendido "La grande
sera", Pontiggia ama registrare certi
eventi non nella loro concretezza di
fatti, ma nelle reazioni che determinano
in cose e persone dell’ambiente
circostante.
Se lì era la misteriosa scomparsa d’un
professionista ad essere esaminata nella
sarabanda di volti dei corifei, qui vien
colto dell’handicap il riflesso nell’inadeguatezza,
l’imbarazzo, l’approssimazione di
medici, congiunti, presidi, specialisti.
Sin dal titolo, il destino di Paolo è
quello d’una duplice nascita, la prima
che lo consegna impreparato al mondo, la
seconda che ne registra gli sforzi e la
pena per farsi accettare nell’universo
dei normali: armato d’una straordinaria
pazienza positiva (che talvolta si
frantuma, ed allora lo scopriamo mentre
piange "con le mani aggrappate al
pavimento, come se anche questo dovesse
sfuggirgli"), egli cammina lungo i
muri delle case con passo incerto,
periclitante, segnato da un disagio
fisicamente insanabile.
E c’è, poi, il passo dello scrittore:
mai demiurgico, all’insegna d’una
partecipazione che non si nega tuttavia il
sorriso, egli accompagna la sua creatura
con contenuta trepidazione, ed in sua lode
tesse un elogio della fragilità che
assume valore dirompente in una società
fondata sulla competizione. Non l’imbecillità
consolatoria, intendiamoci, degli ultimi
che saranno i primi: piuttosto, la
convinzione che non vi sian classifiche da
stilare ma solo strade da percorrere. Con
le gambe, certo: ma anche con fiato,
coraggio, dolcezza. Col cuore.
Giuseppe Pontiggia
Nati due volte
Mondadori, pp.232
L.29.000
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