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Le rose che non colsi - FLEUR's
di Franco Battiato

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Le rose che non colsi - FLEUR's

Le sorprese che ci riserva Franco Battiato paiono dover essere infinite: dopo gli ultimi due album ("L’imboscata" e "Gommalacca") contraddistinti da una decisa virata verso il rock, l’elettrificazione degli strumenti, le sonorità dure, il cantautore siciliano s’inventa ora un itinerario dolcissimo e commosso tra i vascelli della memoria. "FLEURs" (Mercury-Universal) vuol dir per lui ciò che le madeleines significavano per Proust: sommesse elegie del ricordo, ritorno al tempo della gioventù e delle suggestioni d’allora; una sorta di educazione musicale rivissuta e narrata con voce soffusa, morbida, sostenuta da un accompagnamento essenziale (niente orchestrazione, soltanto piano, tastiere e quartetto d’archi). Con l’eccezione di tre brani ("Medievale", "Invito al viaggio" e la "Ghost Track", la traccia fantasma), il disco risulta composto di sole cover: amorevolmente scelte pescando davvero fior da fiore, con un gusto per il recupero di oggetti desueti o disusati commendevole e non snobstico. Sfilano così "Aria di neve" e "Te  lo leggo negli occhi" (quest’ultima portata al successo da Dino), due delle canzoni più belle firmate da un artista immeritatamente consegnato all’obsolescenza come Sergio Endrigo; l’omaggio a Fabrizio De André di "Amore che vieni, amore che vai" e della mirabile "Canzone dell’amore perduto", qui contraddistinta da un esemplare lavoro di contrappunto; uno dei brani maggiormente intensi di Aznavour, "Ed io tra di voi", reso con un’assoluta mancanza di enfasi che vieppiù ne sottolinea la dimensione di disperato struggimento; una "Ruby Tuesday" che ingentilisce in guisa di minuetto le asprezze della composizione di Jagger-Richards; "La canzone dei vecchi amanti" di Jacques Brel (a suo tempo, interpretata pure da Patty Pravo) e la deliziosa quanto dimenticata "J’entends siffler le train", che Richard Antony cantava negli anni Sessanta. Strepitose, infine, la rilettura di "Era de maggio" di Salvatore Di Giacomo, della quale non alcuna ne ricordiamo altrettanto suggestiva (forse, quella proposta nell’86 da Teresa De Sio nell’LP "Toledo e Regina"); e l’inedita versione italiana (con testo firmato da un "paroliere" d’eccezione, il compianto Gesualdo Bufalino) di "Que reste-t-il de nos amours" di Charles Trenet - indimenticabile commento agli struggimenti di Antoine Doinel in "Baci rubati" di Truffaut - eseguita come se le parole uscissero da un vecchio grammofono a tromba, presagio o constatazione di vecchiezza d’un cuore che non si rassegna a non rimembrarsi giovane, e pulsante.

 Francesco Troiano

Franco Battiato: Le rose che non colsi - FLEUR's copertina cd

Le rose che non colsi - FLEUR's
di Franco Battiato
Edizioni: Universal Music

Altri approfondimenti

Biografia

Discografia

Ferro Battuto

Last Summer Dance

Dieci Stratagemmi

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Sito ufficiale

 

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le="margin: 5">Le rose che non colsi - FLEUR's

Le sorprese che ci riserva Franco Battiato paiono dover essere infinite: dopo gli ultimi due album ("L’imboscata" e "Gommalacca") contraddistinti da una decisa virata verso il rock, l’elettrificazione degli strumenti, le sonorità dure, il cantautore siciliano s’inventa ora un itinerario dolcissimo e commosso tra i vascelli della memoria. "FLEURs" (Mercury-Universal) vuol dir per lui ciò che le madeleines significavano per Proust: sommesse elegie del ricordo, ritorno al tempo della gioventù e delle suggestioni d’allora; una sorta di educazione musicale rivissuta e narrata con voce soffusa, morbida, sostenuta da un accompagnamento essenziale (niente orchestrazione, soltanto piano, tastiere e quartetto d’archi). Con l’eccezione di tre brani ("Medievale", "Invito al viaggio" e la "Ghost Track", la traccia fantasma), il disco risulta composto di sole cover: amorevolmente scelte pescando davvero fior da fiore, con un gusto per il recupero di oggetti desueti o disusati commendevole e non snobstico. Sfilano così "Aria di neve" e "Te  lo leggo negli occhi" (quest’ultima portata al successo da Dino), due delle canzoni più belle firmate da un artista immeritatamente consegnato all’obsolescenza come Sergio Endrigo; l’omaggio a Fabrizio De André di "Amore che vieni, amore che vai" e della mirabile "Canzone dell’amore perduto", qui contraddistinta da un esemplare lavoro di contrappunto; uno dei brani maggiormente intensi di Aznavour, "Ed io tra di voi", reso con un’assoluta mancanza di enfasi che vieppiù ne sottolinea la dimensione di disperato struggimento; una "Ruby Tuesday" che ingentilisce in guisa di minuetto le asprezze della composizione di Jagger-Richards; "La canzone dei vecchi amanti" di Jacques Brel (a suo tempo, interpretata pure da Patty Pravo) e la deliziosa quanto dimenticata "J’entends siffler le train", che Richard Antony cantava negli anni Sessanta. Strepitose, infine, la rilettura di "Era de maggio" di Salvatore Di Giacomo, della quale non alcuna ne ricordiamo altrettanto suggestiva (forse, quella proposta nell’86 da Teresa De Sio nell’LP "Toledo e Regina"); e l’inedita versione italiana (con testo firmato da un "paroliere" d’eccezione, il compianto Gesualdo Bufalino) di "Que reste-t-il de nos amours" di Charles Trenet - indimenticabile commento agli struggimenti di Antoine Doinel in "Baci rubati" di Truffaut - eseguita come se le parole uscissero da un vecchio grammofono a tromba, presagio o constatazione di vecchiezza d’un cuore che non si rassegna a non rimembrarsi giovane, e pulsante.

 Francesco Troiano

Franco Battiato: Le rose che non colsi - FLEUR's copertina cd

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