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Ferro Battuto
di Franco Battiato

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Ferro Battuto 

Vale, per Franco Battiato, quanto detto di recente per Ornella Vanoni: merita elogio, il cantautore catanese, per l’inesausta propensione alla ricerca che sempre lo motiva, per il desiderio di non ripetersi e di affrontar ogni nuova esperienza musicale come una sfida da vincere.
All’adrenalina del rockeggiante "Gommalacca" era seguito l’intimismo di "Fleur(s)", che gli fruttava un riconoscimento al Premio Tenco: ora, con "Ferro battuto" (Columbia/Sony Music), il Nostro torna sui sentieri del pop che aveva già esplorato con successo vent’anni fa ("La voce del padrone", oltre un milione di copie vendute) presentando 10 brani prodotti e arrangiati da lui medesimo, con i testi scritti assieme all’inseparabile filosofo-sodale Manlio Sgalambro.
Nove pezzi su dieci sono inediti (c’è un bell’omaggio a Jimi Hendrix, con una "Hey Joe" dalla impostazione sinfonica eseguita in duetto con Natacha Atlas), con una varietà di stili e approcci da lasciar stupefatti: si parte con una vigorosa "Running against the grain" - ove s’ascolta la voce di Jim Kerr, leader dei Simple Minds - e si prosegue in scioltezza fra sorprendenti accostamenti (in "La quiete dopo un addio", si citano addirittura i "monti sorgenti dalle acque" di manzoniana memoria!), svariando fra Wagner e Plutarco, Schopenhauer e Django Reinhardt ("Scherzo in minore", rivisitazione della "Minor swing" del grande chitarrista tzigano), mescolando la nenia egiziana di Natacha Atlas al concerto per pianoforte di Ciaikovskij in "Personalità empirica", sposando Mantovani all’easy listening in "Lontananze d’azzurro", recuperando financo il saltarello nella gustosa "Il cammino interminabile".
I suoni elettronici speziati d’oriente de "Il potere del canto" chiudono un album fra i più personali ed audaci delle ultime stagioni: nel contempo confermando la vitalità d’un talento fra i pochi nostrani capaci di spaziare nei territori della musica con tanta sicurezza ed eleganza. A proposito: la grafica della copertina, con caratteri in simil-cirillico ed immagini da socialismo reale d’antan, è straordinariamente suggestiva.

Francesco Troiano

Franco Battiato: Last summer dance copertina cd

Ferro Battuto
di Franco Battiato
Edizioni: Sony Music

Altri approfondimenti

Biografia

Discografia

FLEUR's

Last Summer Dance

Dieci Stratagemmi

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nt font face="Arial" size="4" color="#004182">Ferro Battuto 

Vale, per Franco Battiato, quanto detto di recente per Ornella Vanoni: merita elogio, il cantautore catanese, per l’inesausta propensione alla ricerca che sempre lo motiva, per il desiderio di non ripetersi e di affrontar ogni nuova esperienza musicale come una sfida da vincere.
All’adrenalina del rockeggiante "Gommalacca" era seguito l’intimismo di "Fleur(s)", che gli fruttava un riconoscimento al Premio Tenco: ora, con "Ferro battuto" (Columbia/Sony Music), il Nostro torna sui sentieri del pop che aveva già esplorato con successo vent’anni fa ("La voce del padrone", oltre un milione di copie vendute) presentando 10 brani prodotti e arrangiati da lui medesimo, con i testi scritti assieme all’inseparabile filosofo-sodale Manlio Sgalambro.
Nove pezzi su dieci sono inediti (c’è un bell’omaggio a Jimi Hendrix, con una "Hey Joe" dalla impostazione sinfonica eseguita in duetto con Natacha Atlas), con una varietà di stili e approcci da lasciar stupefatti: si parte con una vigorosa "Running against the grain" - ove s’ascolta la voce di Jim Kerr, leader dei Simple Minds - e si prosegue in scioltezza fra sorprendenti accostamenti (in "La quiete dopo un addio", si citano addirittura i "monti sorgenti dalle acque" di manzoniana memoria!), svariando fra Wagner e Plutarco, Schopenhauer e Django Reinhardt ("Scherzo in minore", rivisitazione della "Minor swing" del grande chitarrista tzigano), mescolando la nenia egiziana di Natacha Atlas al concerto per pianoforte di Ciaikovskij in "Personalità empirica", sposando Mantovani all’easy listening in "Lontananze d’azzurro", recuperando financo il saltarello nella gustosa "Il cammino interminabile".
I suoni elettronici speziati d’oriente de "Il potere del canto" chiudono un album fra i più personali ed audaci delle ultime stagioni: nel contempo confermando la vitalità d’un talento fra i pochi nostrani capaci di spaziare nei territori della musica con tanta sicurezza ed eleganza. A proposito: la grafica della copertina, con caratteri in simil-cirillico ed immagini da socialismo reale d’antan, è straordinariamente suggestiva.

Francesco Troiano

Franco Battiato: Last summer dance copertina cd

Ferro Battuto
di Franco Battiato
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