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Il
ritorno
Era dai tempi di “Ferro battuto” (2001)
che Franco Battiato non licenziava un album
formato da inediti: tre anni riempiti dalla
pubblicazione di “Fleurs 3” (2002),
seconda - a scorno del titolo - parte di una
atipica antologia di brani composti da autori
diversi, oltre che dal debutto nella regia
cinematografica con “Perduto amor” (2003),
come i due “Fleurs” sul registro d’una
non manierata nostalgia. Chi abbia però
immaginato un calo di ispirazione da parte del
cinquantanovenne artista catanese, trova oggi
smentita ai propri timori nel bellissimo “10
stratagemmi” (Sony), uno dei più riusciti
lavori discografici italiani delle ultime
stagioni. In epoca di concessioni, da parte di
molti, alle ragioni del mercato, Battiato
sceglie con coraggio di tenere il punto: la
sua più recente fatica non arretra di un
millimetro rispetto al passato, muovendosi
come d’uso negli spazi d’una musica colta,
elegante, capace di svariare dal pop
all’Oriente ad atmosfere classicheggianti
senza cadute di tono o perdite di energia. Il
brano d’apertura, “Tra sesso e castità”,
è immediatamente orecchiabile ed assieme
intenso, come le migliori cose battiatesche;
la superba “Le aquile volano a stormi”
tira in ballo addirittura i versi di Qu Yan,
poeta patriottico cinese del III secolo avanti
Cristo; “Ermeneutica” snocciola un testo
di forte impegno (“eiacula precocemente
l’impero ritorna il circolo dei combattenti/
gli stati servi si inchinano a quella scimmia
di presidente/ s’invade
si abbatte si insegue si ammazza il
cattivo/ si inventano democrazie”) su un
tappeto sonoro assai irruento e “Fortezza
Bastiani” - quella mitica del tenente Drogo,
nel “Deserto dei tartari” - snocciola
inimmaginabile dolcezza dentro un tempo che
pare sospeso. Se in “I’m That” il Nostro
risponde in inglese - e col supporto della
voce magica di Cristina Scabbia dei Lacuna
Coil - alle accuse di appartenere a questa od
a quella parte religiosa o politica (“non
sono mussulmano né induista/ nè cristiano né
induista/ non sono per il martello/ né per la
falce/ né tanto meno per la fiamma tricolore/
perché sono un musicista”), in “Apparenza
e realtà” si diverte a impartire lezioni di
rock assieme ai Krisma di Maurizio Arcieri;
laddove la stupenda “23 coppie di
cromosomi” è sostenuta addirittura da un
haiku (un tipo di poesia giapponese) e la
conclusiva “La porta dello spavento
supremo” prende le forme di un lied -
eseguito insieme all’inseparabile sodale
Manlio Sgalambro - dove il tema della morte
fisica ha i colori, ci si passi l’ossimoro,
d’un laico misticismo. Malgrado la durata
insolitamente contenuta del cd (poco più di
trentacinque minuti), l’ascolto lascia
storditi per ricchezza di spunti, varietà di
stili, intensità d’ispirazione: il ritratto
di un artista in forma scintillante, cui solo
auguriamo una maggiore prolificità.
Francesco
Troiano
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Dieci
Stratagemmi
di Franco Battiato
Edizioni: Sony Music,
2004
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