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4. La formazione dei confini politici italiani: implicazioni linguistiche Se confini politici e confini linguistici sono irriducibili tra loro, perché il confine linguistico è incompatibile con la dimensione lineare del confine politico, è però vero che i confini politici hanno ripercussioni tangibili sullespansione o viceversa sulla compressione delle lingue. Le Alpi, in particolare, concepite tradizionalmente come una sorta di baluardo naturale che separa e protegge dai vicini, potenzialmente ostili, al di là dei monti, sono in realtà un luogo di forte mescolanza etnico-linguistica. Il cambiamento dei confini prodottosi in epoche del passato prossimo o remoto è gravido di conseguenze linguistiche. I confini politici si sono fissati per ragioni storiche nel senso più ampio della parola, ragioni dipendenti dalle tradizioni locali, dalla geografia, dalla lingua, e soprattutto dallesito dei rapporti di forza politica e militare. Esaminiamone allora gli spostamenti principali, muovendo da ovest a est:
I Savoia avevano governato a lungo uno stato al di qua e al di là delle Alpi. Fin dal 1560-61 il duca Emanuele Filiberto aveva decretato, con alcuni provvedimenti, che nelle cause di tribunale e in generale nelle "scritture pubbliche" (e cioè negli usi linguistici ufficiali, legati allattività statale e amministrativa) si scrivesse "in bona lingua volgare, cioè Italiana, ne nostri stati dItalia, e Francese, in quelli di là de monti", e cioè nella Savoia e nella Valle dAosta. I provvedimenti di Emanuele Filiberto miravano a sostituire la lingua viva al latino, ormai incomprensibile ai più; e nello stesso tempo incoraggiavano il francese e litaliano. Si capisce come in epoca risorgimentale la cessione della Savoia abbia fatto gravitare verso litaliano lo stato sabaudo, fino ad allora largamente bilingue (solo la Valle dAosta rimase, da allora, entro i confini; cfr. Marazzini 1991, 30sgg. e 89sgg.; = Marazzini 1992, 13 e 33sgg.; la citazione è a p. 33 = p. 14).
Oggi la maggioranza della popolazione del Ticino (l83% di circa 300.000 abitanti; cfr. Lurati 1992, 144) continua a parlare italiano, lingua riconosciuta come ufficiale, insieme con il tedesco e il francese. Si noti che la popolazione del Ticino ammonta al 4% della popolazione complessiva del paese; la maggioranza è di lingua tedesca (75%). I francòfoni sono il 19,8%, seguiti dai ticinesi, ai quali va aggiunta una minoranza di lingua romancia (lo 0,9%).
In realtà, lAustria quale fu ridimensionata allindomani dei trattati di pace era un piccolo paese, non troppo preoccupante militarmente; ma una previsione simile non fu fatta, e tanto forte è il peso della tradizione che, per quanto i rapporti tra Italia e Austria siano rimasti, da allora, pacifici e generalmente buoni (nonostante la politica del fascismo in Alto Adige e, nel secondo dopoguerra, le tensioni dovute alla preoccupazione austriaca di tutelare al massimo la popolazione di lingua tedesca di Bolzano e provincia), ancora oggi la linea ferroviaria che, attraverso il Brennero, collega Italia e Austria è a binario unico. Questa circostanza è leffetto di convinzioni strategiche che continuarono a restare influenti anche quando non avevano più ragion dessere.
In seguito al secondo conflitto mondiale, questa parte del confine fu ridisegnata a vantaggio della Jugoslavia, cui si attribuirono allora lIstria e Zara (trattato firmato a Parigi nel 1947). Si formava inoltre un piccolo territorio libero, comprendente la città di Trieste, dal 1947 al 1954, anno nel quale Trieste tornava allItalia. Lalterno spostamento dei confini orientali in seguito agli esiti della prima e della seconda guerra mondiale ebbe leffetto di portare entro i confini italiani prima un gruppo consistente di slavi (quelli dellinterno dellIstria), e poi entro quelli della Jugoslavia gli italiani delle coste istriane. Lo spostamento dei confini determinò tuttavia anche spostamenti delle popolazioni: nel secondo dopoguerra, molti italiani abbandonarono lIstria jugoslava per lItalia. |
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