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2. Immigrazione e rapporti fra lingue Ieri come oggi i flussi migratori hanno fatto e fanno incontrare lingue diverse: dal contatto fra individui o gruppi nasce una situazione di bilinguismo, indispensabile per comunicare. Il bilinguismo può essere diffuso, oppure è affidato a interpreti che agiscono da mediatori; alla lunga, esso si risolve di norma nella prevalenza di una delle due lingue in contatto sullaltra. Una lingua, cioè, si caratterizza come dominante (perché di superiore prestigio culturale, o perché è parlata dalla comunità più numerosa o più forte sul piano economico o politico), e laltra come dominata. Questultima viene relegata a funzioni comunicative limitate: non è prevista negli usi pubblici, non è insegnata a scuola, e sopravvive nellambito dei rapporti privati, nella famiglia o tra amici; perciò tende a scomparire, anche se non scompare necessariamente, benché luso se ne restringa in misura più o meno sensibile. Non sempre la lingua dominante è quella della comunità che esercita il potere politico, come si vedrà in seguito; ma nelle situazioni migratorie la lingua degli immigrati è per vari motivi una lingua dominata: perché di norma gli emigrati sono in posizione socialmente svantaggiata rispetto alla terra di immigrazione; perché sono meno numerosi della popolazione residente; perché gli emigrati parlano lingue diverse (come diversa è la loro provenienza), e si trasferiscono in un paese relativamente omogeneo dal punto di vista linguistico. Coloro che muovono verso lItalia e gli altri paesi hanno ogni interesse ad apprendere la lingua del paese dimmigrazione; quanto e come ciò avvenga, e i modi di conservazione della cultura dorigine (e della cultura la lingua è parte essenziale), dipende dal senso didentità degli individui, dalle loro culture dorigine, dal sistema vigente nel paese dimmigrazione. In poche parole, gli immigrati che arrivano in Italia si adeguano, gradualmente e in misura più o meno piena, allitaliano (fanno eccezione alcune comunità particolarmente chiuse). Secondo i dati del 1997 gli immigrati in Italia ammontano a circa 1.100.000, su una popolazione di 57 milioni di abitanti. Agli immigrati legali è molto difficile aggiungere la quota dei clandestini, la cui consistenza è, per definizione, mal precisabile. Se è attendibile la stima che ne indica il numero in circa 800.000, allora gli immigrati nel nostro paese si aggirerebbero intorno ai 2.000.000, pari al 3,5% della popolazione complessiva; ma si tratta appunto di una valutazione molto precaria. Il fenomeno è molto recente, come si ricava dai dati statistici sulla presenza degli stranieri in Italia, e si evolve rapidamente, come mostra questa tabella, ricavata dall Enciclopedia geografica Garzanti, Milano, Garzanti, 1995, p. 599:
La tabella non permette di separare coloro che vengono dai paesi ricchi del Nordamerica e dellEuropa occidentale dal resto del mondo; e tuttavia è facile notare come la quota degli europei cresca, in cifre assolute, dagli 82.000 del 1970 ai 159.000 del 1980 per raggiungere i 262.000 nel 1990 e i 367.000 nel 1994. Ma in termini relativi la loro incidenza diminuisce progressivamente, passando dal 61% del 1970 al 54% e al 33,5% del 1980 e del 1990; limpennata dopo questanno, fino al 39,9% del 1994, si deve certamente a immigrati provenienti dallEuropa dellEst. Molto maggiore è stato, nello stesso periodo, lincremento assoluto e relativo dellimmigrazione dallAfrica e dallAsia, a riprova del fatto, ben noto, che la nuova immigrazione investe soprattutto coloro che si sogliono chiamare, eufemisticamente, "extracomunitari", e cioè, alla lettera, cittadini originari di paesi esterni alla Comunità europea. Per comodità possiamo indicare le provenienze principali degli immigrati presenti in Italia, ripartendole secondo i gruppi linguistici principali e tenendo conto della via prevalente di arrivo in Italia (semplifichiamo una realtà complessa e comunque mal nota; e si ricordi che lItalia può essere paese di transito per altre destinazioni o viceversa paese di destinazione finale):
Naturalmente, nellepoca della globalizzazione il paese è meta dimmigrazione anche per gruppi che provengono da paesi lontanissimi dai confini di terra o di mare, e privi, nel passato, di relazioni significative con lItalia. Si possono ricordare gli immigrati provenienti dalle Filippine, dallo Sri Lanka, dal Senegal, dal Ghana e dalla Nigeria, da vari paesi dellAmerica latina. Anche questi immigrati provenienti da paesi lontani in molti casi si imbarcano in un porto del Mediterraneo orientale e raggiungono per mare le coste italiane. |
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