Homepage di Italica: Italiano   Rai International

Feed RSS

Newsletter

Scrivici

Informazioni

Mappa del sito

Storia della Lingua Italiana

 

Francesco Bruni

tabella
Mappe
Se hai problemi vai al percorso Solo testo
Strumenti
Se hai problemi vai al percorso Solo testo

 

include_menu

3. Fattori di diffusione dell’italiano fuori d’Italia.

Le migrazioni dall’Italia e in Italia su cui ci siamo soffermati finora, così come i viaggi e l’espansione coloniale, provocano l’incontro fisico delle persone e ne mettono in contatto le lingue, mettendo in moto i fattori del dominio politico o economico e del prestigio culturale che determinano l’affermazione di una lingua sull’altra, e fenomeni di mescolanza linguistica.

Non è questa peraltro l’unica via di contatto tra lingue diverse. L’espansione planetaria dell’inglese non avviene per via di contatto fisico, ma si deve anche e soprattutto alla funzionalità comunicativa, alla diffusione immateriale attraverso la trasmissione di spettacoli cinematografici o musicali, al prestigio e alla moda. Anche l’italiano ha una forza espansiva, che non consiste solo nei rapporti diretti entro il bacino del Mediterraneo o nella zona dei confini di terra.

Nel 1987 è stata pubblicata un’indagine, realizzata dall’Enciclopedia Italiana, sulle motivazioni allo studio dell’italiano nel mondo. Dopo aver valutato le risposte a un questionario che il Ministero degli Affari Esteri aveva inviato alle rappresentanze diplomatiche all’estero, l’indagine ha concluso che i motivi fondamentali per cui si studia l’italiano sono tre: "il suo destino di grande lingua di cultura, il suo destino di lingua che si appoggia a una economia, nonostante tutto, in grande espansione, il suo destino come lingua delle comunità italiane all’estero" (Baldelli 1987, 25). Lasciando da parte il terzo punto, del quale si è già detto, questa prospettiva lascia intravedere che l’italiano è studiato per motivi professionali ma anche per libera scelta, e da persone relativamente avanti negli anni, oltre che da studenti.

Che l’italiano sia una lingua di cultura, per il suo presente e per il suo passato, è ben noto: dal Trecento al Cinquecento la letteratura e la cultura letteraria e intellettuale italiane sono state largamente esportate all’estero, dalla Francia all’Inghilterra, dalla Spagna al mondo di lingua tedesca e oltre. Un primo motivo del successo dell’italiano era dunque che in italiano erano scritte la Divina Commedia, il Canzoniere, il Decameron, l’Orlando Furioso, la Gerusalemme Liberata, e altre opere, fortunate come il Cortegiano del Castiglione. I testi letterari diffondevano la conoscenza della lingua tra coloro che potevano leggerli nell’originale, o almeno quella della cultura, tra quanti accedevano alle traduzioni. Fuori di un interesse specificamente letterario, l’italiano era lingua largamente nota nel mondo degli artisti: non c’è artista europeo che, nel Rinascimento e oltre, non abbia fatto il suo soggiorno di apprendistato a Venezia o a Roma. Ancora, nel Medioevo e nel Rinascimento le università italiane, e particolarmente quelle di Padova e Bologna, richiamavano studenti transalpini in gran numero, tra i quali filosofi e scienziati come Niccolò Cusano (1401-1464), che studiò a Heidelberg e a Padova, o Nicola Copernico (1473-1543) che frequentò le università di Cracovia e Bologna. E anche oggi l’italiano è lingua largamente nota a chi si occupa di arti figurative. Anche più lunga, poi, è stata l’incidenza dell’italiano nella musica (in molte lingue la terminologia musicale è ricavata di peso dall’italiano); e di qui viene l’immagine tradizionale dell’italiano come lingua musicale. Senza trattenerci su una tematica comprensibilmente molto vasta, ancora oggi è importante, fra le tante e qualche volta deplorevoli forme del turismo, il turismo colto, che sceglie l’Italia come una delle sue mete preferite.

L’italiano come lingua del lavoro, degli affari e dell’economia ha pure un suo ruolo non secondario; e non sempre può essere soppiantato da quella lingua franca che è l’inglese. Industria e commercio sono un potente canale di comunicazione internazionale; e qui ricordiamo, perché è un’attività economicamente notevole che si collega all’aspetto culturale, l’importanza degli stilisti, che fanno della moda uno dei motivi per cui l’Italia è più nota nel mondo.

L’indagine dell’Enciclopedia Italiana, che non si occupa degli immigrati, fenomeno estraneo ai fini dell’indagine stessa, non registra, fra i tanti paesi censiti, l’Albania. Il lavoro preparatorio, pubblicato nel 1987, fu svolto negli anni ‘70, quando il balzo dell’immigrazione in Italia era di là da venire, e il regime albanese era impermeabile al resto del mondo; pochi anni dopo, la televisione avrebbe fatto percepire, come si è accennato, l’estensione della conoscenza, raggiunta certo per vie extrascolastiche, dell’italiano. La circostanza merita di essere ricordata perché lascia intendere come i fatti e le conoscenze dei fatti cambino con rapidità e richiedano un continuo aggiustamento di prospettive, e anche di interventi, anche se le linee di espansione dell’italiano restano abbastanza stabili.

trasp.gif (837 byte)
logorai.gif (2283 byte)
trasp.gif (837 byte)