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Storia della Lingua Italiana

 

Francesco Bruni

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Continuo / Discreto

Quando parla dell’opposizione fra "continuo" e "discreto", la linguistica si avvale di termini che appartengono in origine alla filosofia e alla matematica. Il concetto di "continuo", in particolare, risale ad Aristotele che lo definisce (nella Fisica) "ciò che è divisibile in parti a loro volta sempre divisibili", mentre nella Metafisica, in modo più intuitivo, chiama "continue" le cose i cui limiti si toccano e dal cui contatto scaturisce una certa unità.

Nell’accezione moderna, "continuo" è sostanzialmente definibile (attraverso determinazioni negative) come ciò che esclude tanto l’interruzione o divisione quanto la ripetizione identica degli elementi che lo compongono.

In questo corso si parla infatti di "continuità" nel senso di variazione graduale e costante, priva di fratture nette.

All’opposto, "discreto" vuol dire discontinuo, distinto, numerabile; riconoscere un’entità come "discreta" significa definirne precisamente i confini, il che costituisce il presupposto metodologico di ogni analisi scientifica, in quanto consente l’identificazione delle unità rilevanti, nella loro reciproca differenziazione da altre unità.

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