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Francesco Bruni

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Cosmopolitismo

Cosmopolitismo significa ‘essere o sentirsi cittadino del mondo’; è una parola che deriva dal greco (kòsmos ‘mondo’ + polìtes ‘cittadino’ + il suffisso italiano -ismo). Il concetto appartiene già alla filosofia antica, in particolare alle dottrine del cinismo e dello stoicismo: Diogene Cinico, a uno che gli chiedeva di dove fosse, rispose appunto "cosmopolita", e una risposta analoga era stata attribuita a Socrate da Cicerone nelle Tusculane. Questi detti memorabili ebbero una certa diffusione durante l’umanesimo, ma dal punto di vista filosofico la dottrina fu ripresa solo più tardi, per esempio da Leibniz.

Sarà soprattutto l’Illuminismo settecentesco a propugnare, in nome della Ragione e della Legge di Natura, uguale per tutti gli uomini al di là di qualunque differenza contingente, l’instaurazione di un ordine universale capace di garantire la libertà e il progresso di ogni uomo nella cosmopolitica fratellanza di tutti.

Tuttavia quando la parola cosmopolite fu accolta, nel 1762, dall’Accademia francese nel suo vocabolario, l’accompagnava una definizione negativa, retaggio di una diversa tradizione di pensiero: "Celui qui n’adopte point de patrie. Un cosmopolite n’est pas un bon citoyen"; solo nell’edizione del 1798, fortemente condizionata dall’ideologia della Rivoluzione, l’atteggiamento divenne favorevole: "Citoyen du monde. Il se dit de celui qui n’adopte pas de patrie. Un cosmopolite regarde l’univers comme sa patrie".

Tanto la parola che il concetto entrarono in Italia dalla Francia, e pertanto, malgrado l’etimologia antica, cosmopolita e cosmopolitismo sono senza dubbio da considerare come francesismi.

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