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Storia della Lingua Italiana

 

Francesco Bruni

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Irredentismo

Con "irredentismo" si designa l’aspirazione di un popolo a completare sul piano territoriale la propria unità nazionale, liberando le terre soggette al dominio straniero. La paternità di questa parola va attribuita al patriota e uomo politico Matteo Renato Imbriani, che nel 1877, ai funerali del padre Paolo Emilio, usò l’espressione "terre irredente", cioè non salvate; subito dopo, un giornalista viennese lo definì "irredentista" per dileggiarlo.

L’irredentismo italiano di fine Ottocento si caratterizzò soprattutto come movimento antiaustriaco mirante al riscatto del Trentino e della Venezia Giulia, rimasti sotto la sovranità dell’Austria dopo il 1866 (meno significativa la sua variante antifrancese, tesa al recupero di Nizza e della Savoia). Infatti, dopo i disastri della Terza guerra d’indipendenza e i deludenti risultati del congresso di Berlino (1878) che assicurava all’Austria una accresciuta influenza sui Balcani contro gli interessi dell’Italia, la propaganda per la "redenzione" delle province italiane in mano allo straniero potè far breccia nell’opinione pubblica, alimentandosi ancora degli ideali risorgimentali. Mentre all’interno del paese erano attivi organismi come l’Associazione in pro dell’Italia irredenta, nel Trentino e, più cautamente, nelle terre giuliane si svolgevano manifestazioni separatiste; ma i governi italiani, trattenuti da calcoli di opportunità nel sistema delle alleanze, per lungo tempo evitarono di abbracciare l’ideologia irredentista. All’inizio del Novecento, nel quadro dei sempre più logorati rapporti italo-austriaci, riprese vigore la propaganda del movimento, la cui matrice ideologica nel frattempo si era modificata e vedeva un’attenuazione delle originarie posizioni democratico-risorgimentali a tutto favore di componenti che lo avvicinavano alla destra nazionalista e alle prospettive di alcuni settori economici. Allo scoppio della prima guerra mondiale (1914), gli irredentisti furono alla testa della campagna interventista, e alla fine del conflitto reclamarono una definizione dei nuovi confini in base al criterio degli interessi economici e della preponderanza militare, criterio che di fatto prevalse nei trattati di pace.

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