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Storia della Lingua Italiana

 

Francesco Bruni

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La politica linguistica di Emanuele Filiberto

Quello citato a testo è forse il più esplicito fra i provvedimenti presi da Emanuele Filiberto di Savoia a favore dell’adozione delle lingue volgari negli atti ufficiali; di fatto, la diffusione dell’italiano in Piemonte a partire dalla metà del XVI secolo è strettamente legata alle scelte di politica linguistica e culturale del duca, che non si limitò a indicazioni burocratico-amministrative ma provvide anche a ristabilire l’Università (prima a Mondovì e poi a Torino) e favorì la presenza di intellettuali e scienziati di provenienza esterna, fra cui lo scrittore ferrarese Giraldi Cinzio e il tipografo toscano Torrentino. In pochi anni, sotto la guida del piccolo entourage di Emanuele Filiberto, si instaurò a Torino un clima nuovo, favorevole alla cultura italiana e al gusto letterario toscaneggiante. Anche personalmente, a dimostrazione di questo nuovo indirizzo, il duca si sforzava di parlare quasi sempre italiano, come apprendiamo da testimonianze dell’epoca, pur essendo il francese la sua lingua naturale e lo spagnolo (allora diffusissimo in Europa) la lingua di cui avrebbe preferito servirsi nei colloqui diplomatici e ufficiali.

Tuttavia va precisato che non si trattò di una svolta originale, bensì di provvedimenti che traevano ispirazione da quelli, analoghi, adottati nel 1539 dal re di Francia Francesco I (che fra l’altro era suocero del duca Emanuele Filiberto), per favorire la diffusione di una nuova lingua dell’amministrazione e dello stato, una lingua francese "unificante" che da un lato si affrancasse dal latino dell’ufficialità (ormai incomprensibile ai più) e dall’altro scavalcasse le differenze dialettali tutt’altro che assenti in Francia (specie nel meridione del paese, dove erano sviluppate le parlate provenzali), come ha documentato il grande storico della lingua francese Brunot, commentando l’editto di Villers-Cotterêts che contiene appunto l’ordinanza reale di usare nei tribunali il "langaige maternel françois et non autrement" (cfr. Marazzini 1991, 30-36).

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