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Azzo da Correggio

Nato intorno al 1303 da una potente famiglia parmigiana, fu avviato alla carriera ecclesiastica e presto si vide coinvolto nelle lotte politiche per la supremazia in Parma. La rivalità con la famiglia dei Rossi, signori di fatto della città, lo spinse all’alleanza con i della Scala di Verona, che nel 1336 lo inviarono ad Avignone per difendere i loro interessi davanti al papa Benedetto XII, la cui perorazione il Correggio affidò al Petrarca, con cui probabilmente già da prima aveva stretto amicizia. La missione ebbe successo e i Correggio, all’ombra degli Scaligeri, poterono esercitare l’egemonia su Parma. Intravvedendo maggiori possibilità di carriera, il Correggio rinunciò allo stato ecclesiastico e sposò una nipote dei Gonzaga di Mantova. Fu allora che, approfittando dei dissapori tra gli Scaligeri e la Santa Sede, concepì il progetto di togliere loro Parma e farsene signore. Andò perciò a Avignone ad assicurarsi il favore del papa e di Roberto di Napoli: in quest’occasione promosse l’incontro del Petrarca con il re, e i due partirono insieme da Avignone, l’uno per ottenere l’incoronazione, l’altro per stringere alleanze in vista della conquista di Parma. Quando, il 22 maggio 1341, il Correggio entrava trionfalmente in città, il Petrarca era con lui, e continuò a tornare spesso per tutto il decennio, sia in città sia nella tenuta campestre di Selvapiana.
Nel 1346 Azzo perse la signoria di Parma in favore dei Visconti di Milano. Si riavvicinò temporaneamente agli Scaligeri, ma nel 1357, dietro promessa della restituzione dei suoi beni e probabilmente per mediazione del Petrarca, cambiò nuovamente fronte ritornando con i Visconti. Era ancora a Milano quando, nell’estate del 1362, morì. Oltre a sentire per lui un vivo affetto e a indirizzargli, unico, la terza redazione del Canzoniere, il Petrarca lo menziona in altre opere, dedicandogli, come esempio vivo degli andirivieni della buona e della cattiva sorte, il De remediis utriusque fortune. Il poeta ne pianse la morte in due lettere al grammatico Moggio Moggi (Varie 4 e 19) e nella consolatoria ai figli del Correggio (Varie 16).

 

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Lettera del Petrarca a Azzo da Correggio

 

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