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Erasmo è uno dei
più grandi scrittori europei, e la sua fama è universale nella res publica litteraria
degli umanisti. Nato il 28 ottobre 1469 a Rotterdam (il suo nome umanista Desiderius
Erasmus Roterodamus, rimpiazza quello di Gert Geertsz), educato da frati agostiniani,
ordinato sacerdote nel 1492, studia teologia in Olanda e a Parigi, per addottorarsi a
Torino nel 1506. Nel corso di molteplici viaggi si lega d'amicizia con Lefèvre d'Etaples (a
Parigi), Thomas More
e John Colet (in Inghilterra), Adriano di Utrecht (a Lovanio: il futuro papa Adriano VI),
Aldo Manuzio
(a Venezia): la sua vita errabonda, soprattutto tra Lovanio, Basilea (dove muore il 12
luglio 1536), Friburgo (ma con replicati soggiorni in Inghilterra, Francia, Italia), ne
connota la posizione culturale, di umanista universale, che appartiene alla res publica
litteraria.
Impossibile descrivere sommariamente la sua formidabile
produzione; basterà ricordare che il suo impegno multiforme si dispiega subito su almeno
tre nuclei prioritari. Il primo, quello pedagogico, di elaborazione di nuovi criteri per
l'educazione e la formazione (institutio), non solo dei giovani, fa di Erasmo
il grande precettore dell'Europa moderna, con i famosissimi trattati: De pueris statim
ac liberaliter instituendis ("La formazione precoce e liberale dei
bambini"), edito nel 1529, ma scritto nel 1509; De ratione studii ("Il
metodo di studio"), edito nel 1511; l'Institutio principis christiani
("La formazione del principe cristiano"), nel 1515; il De civilitate morum
puerilium ("La civiltà dei costumi dei bambini"), nel 1530. Il secondo,
religioso, lo vede impegnato per una riforma della Chiesa ispirata a principi di
tolleranza e di pace: con l'Enchiridion militis christiani ("Manuale del
soldato di Cristo"), edito nel 1503. E infine quello più propriamente umanistico (il
suo maestro riconosciuto è Lorenzo Valla), di edizione, traduzione e raccolta di
testi classici nonché di altri materiali antichi: traduce in latino Euripide, Platone, Seneca, Plutarco,
eccetera, e soprattutto il suo Luciano;
raccoglie gli Adagia
: un monumento
di morale e di filologia.
Il suo umanesimo cristiano si applica alla edizione
filologica, in greco, del Nuovo Testamento (edita nel 1516), nonché delle lettere di san Girolamo
(nello stesso anno). La sua opera più famosa, l'Encomium Moriae ("Elogio
della follia": edita nel 1511), e dedicata a Thomas More.
Per quanto si sforzi di distinguere le sue posizioni
religiose da quelle di Lutero
(con il De libero arbitrio, a esempio, edito nel 1524), nella radicalizzazione
dello scontro tra protestanti e cattolici finisce per restare coinvolto in una totale
condanna sia da parte luterana che cattolica (l'opera omnia è subito
registrata nell'Indice
dei libri proibiti promulgato nell'età del Concilio di Trento). |