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Piero di Cosimo: i dipinti mitologici

Dei circa cinquanta dipinti che formano il catalogo dell'opera di Piero di Cosimo una parte considerevole è dedicata a soggetti ispirati a fonti antiche. La figura di Piero, che prende il patronimico da Cosimo Rosselli, artista con cui collabora e che segue a Roma per la decorazione nella cappella Sistina nel 1481-82, è nota per le sue peculiarità di artefice "strano e fantastico". La singolare descrizione della sua psicologia tramandata dal Vasari sembra infatti confermata dal carattere particolare di una parte della sua opera, costituita soprattutto da quadri da stanza concepiti spesso in unitari complessi figurativi. A questo tipo di produzione appartiene il Ciclo del Pugliese con le Storie di Vulcano, composto da Il ritrovamento di Vulcano , ora ad Hartford (Wadsworth Atheneum) e da Vulcano e Eolo , conservato alla National Gallery of Canada di Ottawa. Alcuni dipinti di Piero di Cosimo con «diverse storie di figure piccole» sono ricordati dal Vasari in casa di Francesco Del Pugliese, nipote di Piero Del Pugliese, il committente della Madonna col bambino in trono con i santi Pietro, Giovanni Battista, Nicola e Domenico ora al City Art Museum di Saint Louis. Egli sposa nel 1485 Alessandra Bonsi, nel 1513 viene esiliato come fervente savonaroliano, e muore nel 1519 lasciando i suoi beni al nipote Niccolò. A Firenze, vive nel palazzo dello zio in via dei Serragli. Il primo a collegare le tele di Hartford e Ottawa è Erwin Panofsky in un illuminante saggio del 1939 che chiarisce quali siano i soggetti rappresentati. Il quadro di Hartford era infatti generalmente ritenuto una raffigurazione del tema di Ila e le ninfe, per la presenza unicamente di figure femminili accanto al giovane uomo nudo al centro della scena. Si tratta in realtà del Ritrovamento di Vulcano, scaraventato giù dall'Olimpo per la sua deformità (era zoppo di una gamba) e accolto a Lemno dagli abitanti dell'isola secondo una leggenda tramandata da vari autori e soprattutto da Virgilio nell'Eneide (VIII, 416-454) e nelle Ecloghe (IV, 62). Ora, nel commento di Servio alle Egloghe Vulcano viene allevato dai Sintii, popolazione barbara immigrata a Lemno dalla Tracia che non appare in nessun altro passo della letteratura latina e che gli interpreti medievali trasformano in ninfe (ab nimphis). Il ritrovamento di Vulcano fa da pendant al Vulcano e Eolo di Ottawa, entrambe si trovano infatti a Firenze almeno fino al 1861 presso William Blundell Pence. Nel dipinto ora a Ottawa Vulcano, «protoartefice e primo maestro di civiltà umana» (Panofsky 1939) insegna all'uomo, con l'aiuto di Eolo, a dominare il fuoco e ad adattarlo all'uso quotidiano. La fonte principale è la Geneaologia deorum gentilium di Boccaccio (XII, 70), stampata a Venezia nel 1472 e poi diffusa attraverso edizioni successive. La presenza di una giraffa porta a ritenere che Piero di Cosimo abbia dipinto le due tele dopo il 1487, infatti Luca Landucci (1450-1516) ricorda che il 2 dicembre di tale anno fu portata a Firenze una giraffa donata insieme a altri animali a Lorenzo il Magnifico dal Soldano del Cairo. Sempre secondo la lettura data da Panofsky (1939) le due opere rappresenterebbero l'era "sub Vulcanum" e dovevano essere precedute dai dipinti ora a New York e a Oxford dedicati all'umanità primitiva, ovvero all'era "ante Vulcanum". Malgrado la lettura dello studioso tedesco sia tuttora accettata per l'interpretazione dei soggetti e del significato dei dipinti di Piero, questo collegamento tra le due serie è stato respinto. Panofsky infatti ipotizzava che le due serie si trovassero nel palazzo Del Pugliese in due luoghi differenti, anticamera e salone, mentre Vasari parla di un'unica stanza, inoltre le tele di Hartford e di Ottawa non concordano con quelle di New York e di Oxford per le misure, per il tipo di supporto e per lo stile. Si ritiene dunque che solamente le Storie di Vulcano costituiscano il ciclo Del Pugliese.
Le Storie dell'umanità primitiva (Scena di caccia, New York, Metropolitan Museum; Ritorno dalla caccia, New York, Metropolitan Museum; Incendio nella foresta, Oxford, Ashmolean Museum; Battaglia dei Lapiti e Centauri, Londra, National Gallery) fanno tutti parte di un ciclo di dipinti per spalliere dedicati alla storia primitiva dell'uomo la cui destinazione è sconosciuta. Come ha spiegato Panofsky (1939) la fonte letteraria principale delle Storie dell'umanità primitiva è il V libro del De rerum natura di Lucrezio. Ad esso si aggiungono le Metamorfosi di Ovidio (XII, 210-535), che, narrando come Lucrezio (I, 89-90) la storia dei Lapiti e dei Centauri, esprime il suo rammarico per la perduta aurea aetas. Infatti il tema che lega tra loro i pannelli di New York, Oxford e Londra è lo sviluppo della civiltà attraverso il controllo del fuoco, rappresentato secondo una concezione negativa della storia, nel rimpianto per un'era di ferinità e di convivenza pacifica fra esseri umani e semiumani, satiri e centauri, un'età aurea destinata a concludersi con la guerra, sconosciuta precedentemente, e la vittoria dei Lapiti, cioè degli uomini, su centauri. La rappresentazione del fuoco è infatti presente in tutti i pannelli e fa da filo conduttore alla narrazione. L'Incendio nella foresta è inoltre uno primi dipinti di paesaggio del Rinascimento. Tra la produzione mitologica di Piero è da ricordare il dipinto con Venere, Marte e Amore (Berlino, Staatlichen Museen, Gamäldegalerie), destinata probabilmente a decorare una spalliera e in seguito posseduta dal Vasari. Il dipinto riprende il Marte e Venere di Botticelli (Londra, National Gallery), eseguito per una spalliera della famiglia Vespucci nel 1483. La Morte di Procri (Londra, National Gallery) riprende un episodio narrato da Ovidio nelle Metamorfosi (VII, 690 sgg.) ma la presenza del satiro, assente nel poema ovidiano, ha portato a ipotizzre un'influenza della Fabula di Cephalo di Niccolò da Correggio composta per Ercole d'Este e rappresentata alla corte di Ferrara nel 1487. Il dipinto proviene dalla collezione Guicciardini di Firenze ma non è citato negli inventari cinquecenteschi della famiglia. Un'altra serie formata da due dipinti è costituita dalle Storie di Sileno (La scoperta del miele , Worcester, Art Museum, Le disavventure di Sileno , Cambridge, Mass., Fogg Art Museum), identificate con le «storie baccanarie» che Piero esegue per Giovanni Vespucci ricordate dal Vasari. Panofsky (1939) ha identificato la fonte dei dipinti nei Fasti di Ovidio (III, 735-760), dove ancora una volta è narrata la storia di una divinità portatrice di civiltà tra gli uomini. In questo senso sono da interpretare anche i dipinti con le Storie di Prometeo ed Epimeteo, ( Monaco, Alte Pinakotheke; Strasburgo, Musée des Beaux-Arts) liberamente tratti dalla Genealogia deorum di Boccaccio (IV, 42-44). Nonostante il mito di Prometeo, apportatore di ingegno attraverso il fuoco, venisse ripreso dalla letteratura contemporanea, i pannelli di Piero, risalenti al secondo decennio del XVI secolo, rappresentano la prima raffigurazione compiuta del tema.

Ilaria Miarelli Mariani

Riferimenti bibliografici

Panofsky, Erwin. "Preistoria umana in due cicli pittorici di Piero di Cosimo". [1939] Studi di Iconologia. Torino: Einaudi, 1975: 39-88

De Boissard, E., Lavergne-Durey, V. Chantilly. Musée Condé. Peintures de l'ecole Italienne, Paris, 1988

Fermor, Sharon. Piero di Cosimo, Fiction, Invention and 'Fantasia'. London: Reaktion Books, 1993

Forlani Tempesti, Anna. Capretti, Elena. Piero di Cosimo. Catalogo completo. Firenze: Octavo Franco Cantini editore, 1996

 

Percorsi Iconografici:


Piero di Cosimo, Il ritrovamento di Vulcano


Piero di Cosimo, Vulcano ed Eolo maestri dell'umanità


Piero di Cosimo, Marte e Venere, Staatlichen Museen, Berlin


Botticelli, Venere e Marte


Piero di Cosimo, La morte di Procri, National Gallery, Londra


Piero di Cosimo, Storie di Sileno 1


Piero di Cosimo, Storie di Sileno 2


Piero di Cosimo, Mito di Prometeo e Epimeteo


Piero di Cosimo, Mito di Promoteo