La Canzone d'Autore Italiana
Franco Battiato
Biografia di Franco Battiato (Jonia (CT), 1945)
Segnala la pagina
Trasferitosi a Milano a 19 anni, dopo aver terminato le scuole superiori, entra presto in contatto con l'ambiente musicale: è Giorgio Gaber, nel 1967, a produrgli il primo 45 giri. Alla fine degli anni '60, l'interesse del nostro muove verso argomenti spirituali e la pratica della meditazione. Ne risentono, pure, gli aspetti artistici: allontanatosi dalla musica leggera, debutta con un 33 giri, "Fetus" (1971), dedicato allo scrittore Aldous Huxley, all'insegna d'uno sperimentalismo testimoniato dall' abbondante ricorso all'elettronica. Sulle stesse coordinate si muove il successivo "Pollution" (1972), che mescola Bach e Strauss ai consueti ingredienti. John Cage e Terry Riley sono, invece, i numi tutelari di "Sulle corde di Aries" (1973), ove due   brani almeno - "Sequenze e frequenze" e "Aria di rivoluzione" - saranno a lungo dei must nelle esibizioni live. In "Clic" (1974), diverse influenze e suggestioni, forse propiziate dall'amicizia con Karlheinz Stockhausen: "Propriedad prohibida" sarà, per parecchio, la sigla di TG2 Dossier. Segue un trittico di lavori di transizione, "M.elle le "Gladiator""(1975), "Battiato" (1976, che  ne vede l'approdo alla Ricordi) e "Juke Box" (1977): in quest' ultimo ha inizio la collaborazione con un violinista della Scala, Giusto Pio, che avrà un ruolo di rilievo nello sviluppo della sua opera. Ne "L'Egitto prima delle sabbie" (1978), costituito da due lunghi brani, si ha sentore di quelle ripetizioni "minimali" che, l'anno dopo, saranno al centro di "Music for Airports" di Brian Eno. Un secondo mutamento di etichetta, in favore della Emi, segna il definitivo cambio di passo: "L'era del cinghiale bianco" (1979) annuncia il giorno nuovo - soprattutto nel brano che dà il titolo al disco e nel bellissimo "Stranizza d'amuri" - e "Patriots" (1980) fonde istanze sperimentali a suoni pop, tanto efficacemente da divenir oggetto di culto per le radio. Entrambi gli LP sembrano una sorta di prova generale per "La voce del padrone" (1981), mirabile sintesi delle più diverse materie,  la semplicità da classifica e l'eleganza ellittica dei testi, i ritmi ballabili e le finezze esotico-storiche. Più d'un milione di copie vendute fanno del cantautore siciliano un'autentica pop star: a conferma, egli licenzia brani di successo per diverse interpreti femminili, da Elisa (che con "Per Elisa" vince nell'81 il Festival di Sanremo) a Milva (ad esempio, la superba"Alexanderplatz", nell'82) a Giuni Russo (trionfatrice nella hit parade '82, grazie alla gradevolissima "Un'estate al mare"). Il ruolo, tuttavia, non deve risultare gradito all'artista catanese, se già con "L'arca di Noé" (1982) s'inoltra in zone musicalmente ostiche - creando sconcerto nei fan più recenti, a causa, pure, di testi alquanto criptici - ed in "Orizzonti perduti" (1983) insiste sui medesimi tasti, provocando una inevitabile contrazione nelle vendite. Un vertice lo raggiunge, tuttavia, in "Mondi lontanissimi" (1985), disco di sintesi e di ricapitolazione, ricco di pezzi straordinari ("No Time No Space", "L'animale", "Chan-son egocentrique" e quella "I treni di Tozeur" eseguita nell'84, in coppia con Alice, sul palcoscenico dell'Eurofestival). E' del 1987 la prima opera vera e propria di Battiato: presentata al Teatro Regio di Parma, "Genesi" (1987) ottiene buoni esiti di critica e pubblico, dando slancio a "Fisiognomica" (1988), ottimo lavoro in cui trovano posto, tra le altre, "E ti vengo a cercare" e "Nomadi". Un anno più tardi, finalmente esce un doppio cd dal vivo, che include tre cose mai incise prima ("Lettera al governatore della Libia", "Alexander platz" e "Mesopotamia", dapprima affidata a Gianni Morandi). Il periodo forse più felice di Battiato si conclude qui: pur se in seguito sempre assai attivo (con titoli quali "Come un cammello in una grondaia", 1991; "Caffè de la Paix", 1993; "L'ombrello e la macchina da cucire", 1995; "L'imboscata", 1996; "Gommalacca", 1998), malgrado non manchino canzoni di livello assoluto (da "Povera patria" a "Breve invito a rinviare il suicidio", da "Strani giorni" a "La cura", da "Shock in my town" a "E' stato molto bello"), paiono latitare lo slancio, la forza, la capacità di stupire. I pur piacevoli "Fleurs" (1999-2002; tre raccolte di cover d'antan, italiane e non) palesano difficoltà nel proporre inediti, confermata dalla non eccelsa vena mostrata in "Ferro battuto" (2001, con una versione della hendrixiana "Hey, Joe") e in "Dieci stratagemmi" (2004). Né la sua attività di regista cinematografico, da "Del perduto amor" (2003) a "Musikanten" (2005), ha, purtroppo, trovato l'apprezzamento di critica o di pubblico.
Pubblicità
Pubblicità