La Canzone d'Autore Italiana
Angelo Branduardi
Biografia di Angelo Branduardi
(Cuggiolo (MI), 1950)
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A Genova, dove si è da piccolo trasferito con la famiglia, studia al Conservatorio e si diploma giovanissimo in violino. Tornato a Milano, conosce un intellettuale del calibro di Franco Fortini e inizia a suonare e cantare, sovente come "spalla" dei gruppi dell'epoca (Orme, Banco). Il suo primo 33 giri è "Branduardi '74", arrangiato da Paul Buckmaster, componente della Third Ear Band; ma soltanto il secondo, "La luna" (1975), che segna l’inizio della collaborazione con il musicista Maurizio Fabrizio e il discografico David Zard, riesce davvero a mettere le ali all'avventura del nostro. Il brano più bello del lavoro, "Confessioni di un malandrino" (ispirato ad un testo del poeta russo Sergej Esenin), diverrà un must in ogni concerto.
"Alla fiera dell'Est" (1976) è l'album della consacrazione, sia per la critica - la quale gli conferisce il suo premio annuale - sia per il pubblico, che lo gratifica di importanti esiti commerciali (alla fine, le copie vendute saranno oltre 3 milioni). Soprattutto, Branduardi qui trova il proprio stile - una specie di folk revival, in cui il pop si mescola a certi modelli della musica classica e barocca - e lo mette a punto, ritagliandosi un ruolo preciso e particolare nella scena musicale del periodo. Nel 1977 è la volta de "La pulce d'acqua", che allarga le intuizioni della fatica precedente e le sviluppa magistralmente, grazie anche a compagni quali Bruno De Filippi (sitar, armonica, ocarina), Massimiliano Di Carlo (cetra), il sardo Luigi Lai (launeddas). La sua immagine di moderno menestrello si precisa vieppiù nel fortunato "Cogli la prima mela" (1979), in cui qualità e fruibilità vanno di pari passo e la musica si arricchisce di suoni arabeggianti. In Germania, in Francia, in Inghilterra la popolarità di Branduardi è divenuta, frattanto, enorme: il triplo LP dal vivo "Concerto" (1980), registrazione d'un trionfale tour nel vecchio continente, suggella il momento straordinario dell’artista. Il successivo "Branduardi '81", di nuovo frutto della collaborazione con Paul Buckmaster, va in cerca d’inedite soluzioni sonore ("La collina del sonno", basata su di una scala pentatonale) e poetiche ("La cagna", ancora da un testo di Esenin), con risultati poco soddisfacenti. A rischio cristallizzazione, Branduardi si dedica a colonne sonore (cominciando, nell’83, con quella del film di Luigi Magni "State buoni se potete"), partecipa nell'84 a diversi concerti per l'UNICEF, licenzia opere a volte originali (su tutte, nell'86, un’eccellente "Branduardi canta Yeats"). Ma il miglior momento del cantautore è ormai terminato: musicista a 360°, "madrigalista raffinato" (G.Borgna), violinista di sicuro talento, Branduardi s’è ricavato un posto nient'affatto secondario nella vicenda della canzone d'autore nostrana, per soprammercato conquistando alla medesima le platee di mezza Europa. Non sono molti, i suoi colleghi che possono vantare simili risultati.
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