La Canzone d'Autore Italiana
Adriano Celentano
Storia d'amore
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(1969 - Beretta, Del Prete, Celentano)

Tu non sai 
cosa ho fatto quel giorno 
quando io la incontrai 
in spiaggia ho fatto il pagliaccio 
per mettermi in mostra agli occhi di lei 
che scherzava con tutti i ragazzi 
all'infuori di me. 
Perché, perché, perché, perché, 
io le piacevo. 
Lei mi amava, mi odiava, 
mi amava, mi odiava, 
era contro di me, 
io non ero ancora il suo ragazzo 
e già soffriva per me 
e per farmi ingelosire 
quella notte lungo il mare 
è venuta con te. 
Ora tu vieni a chiedere a me 
tua moglie dov'è. 
Dovevi immaginarti 
che un giorno o l'altro 
sarebbe andata via da te. 
L'hai sposata sapendo che lei, 
sapendo che lei 
moriva per me 
coi tuoi soldi 
hai comprato il suo corpo 
non certo il suo cuor. 
Lei mi amava, mi odiava, 
mi amava, mi odiava, 
era contro di me, io non ero 
ancora il suo ragazzo 
e già soffriva per me 
e per farmi ingelosire 
quella notte lungo il mare 
è venuta con te. 
Un giorno io vidi lei 
entrar nella mia stanza 
mi guardava, 
silenziosa, 
aspettava un sì da me. 
Dal letto io mi alzai 
e tutta la guardai 
sembrava un angelo. 
Mi stringeva sul suo corpo, 
mi donava la sua bocca, 
mi diceva sono tua 
ma di pietra io restai. 
Io la amavo, la odiavo, 
la amavo, la odiavo, 
ero contro di lei, 
se non ero stato il suo ragazzo 
era colpa di lei. 
E uno schiaffo all'improvviso 
le mollai sul suo bel viso 
rimandandola da te. 
A letto ritornai 
piangendo la sognai 
sembrava un angelo. 
Mi stringeva sul suo corpo 
mi donava la sua bocca 
mi diceva sono tua 
e nel sogno la baciai.

Ci sono molte cose interessanti, nel 33 giri "Le robe che ha detto Adriano" (1969): lo splendido semi-rap de "Il mondo in Mi settima", di cui parliamo a parte; l'esuberante "Una festa sui prati"; la gioiosa "Un bimbo sul leone"; il romanticismo di "Lirica d'inverno"; l'elogio - forse un po' loffio - della semplicità contenuto ne "La storia di Serafino"; infine, il racconto quasi cinematografico di "Storia d'amore", uno dei punti più alti della parabola di Celentano. Al centro del brano troviamo un insolito triangolo: lei, pur innamorata del protagonista, ha sposato un altro per interesse o per dispetto; pentita, torna dall'amato di un tempo per sedurlo; ma egli, uomo all'antica, la rispedisce con un ceffone dal consorte, biasimato per averla impalmata pur sapendo di non essere amato. La visione tradizionalista e maschilista dei rapporti tra uomo e donna, propria del nostro, non potrebbe essere più palese; tuttavia il brano, con la sua aria da "sceneggiata" congelata, la sua atmosfera vagamente rusticana (bello l'assolo di fisarmonica in chiusura), resta un piccolo capolavoro della canzone popolare indigena.
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