La Canzone d'Autore Italiana
Storia d'amore
(1969 - Beretta, Del Prete, Celentano)
Tu non sai
cosa ho fatto quel giorno
quando io la incontrai
in spiaggia ho fatto il pagliaccio
per mettermi in mostra agli occhi di lei
che scherzava con tutti i ragazzi
all'infuori di me.
Perché, perché, perché, perché,
io le piacevo.
Lei mi amava, mi odiava,
mi amava, mi odiava,
era contro di me,
io non ero ancora il suo ragazzo
e già soffriva per me
e per farmi ingelosire
quella notte lungo il mare
è venuta con te.
Ora tu vieni a chiedere a me
tua moglie dov'è.
Dovevi immaginarti
che un giorno o l'altro
sarebbe andata via da te.
L'hai sposata sapendo che lei,
sapendo che lei
moriva per me
coi tuoi soldi
hai comprato il suo corpo
non certo il suo cuor.
Lei mi amava, mi odiava,
mi amava, mi odiava,
era contro di me, io non ero
ancora il suo ragazzo
e già soffriva per me
e per farmi ingelosire
quella notte lungo il mare
è venuta con te.
Un giorno io vidi lei
entrar nella mia stanza
mi guardava,
silenziosa,
aspettava un sì da me.
Dal letto io mi alzai
e tutta la guardai
sembrava un angelo.
Mi stringeva sul suo corpo,
mi donava la sua bocca,
mi diceva sono tua
ma di pietra io restai.
Io la amavo, la odiavo,
la amavo, la odiavo,
ero contro di lei,
se non ero stato il suo ragazzo
era colpa di lei.
E uno schiaffo all'improvviso
le mollai sul suo bel viso
rimandandola da te.
A letto ritornai
piangendo la sognai
sembrava un angelo.
Mi stringeva sul suo corpo
mi donava la sua bocca
mi diceva sono tua
e nel sogno la baciai.
Ci sono molte cose interessanti, nel 33 giri "Le robe che ha detto Adriano" (1969): lo splendido semi-rap de "Il mondo in Mi settima", di cui parliamo a parte; l'esuberante "Una festa sui prati"; la gioiosa "Un bimbo sul leone"; il romanticismo di "Lirica d'inverno"; l'elogio - forse un po' loffio - della semplicità contenuto ne "La storia di Serafino"; infine, il racconto quasi cinematografico di "Storia d'amore", uno dei punti più alti della parabola di Celentano. Al centro del brano troviamo un insolito triangolo: lei, pur innamorata del protagonista, ha sposato un altro per interesse o per dispetto; pentita, torna dall'amato di un tempo per sedurlo; ma egli, uomo all'antica, la rispedisce con un ceffone dal consorte, biasimato per averla impalmata pur sapendo di non essere amato. La visione tradizionalista e maschilista dei rapporti tra uomo e donna, propria del nostro, non potrebbe essere più palese; tuttavia il brano, con la sua aria da "sceneggiata" congelata, la sua atmosfera vagamente rusticana (bello l'assolo di fisarmonica in chiusura), resta un piccolo capolavoro della canzone popolare indigena.
Tu non sai
cosa ho fatto quel giorno
quando io la incontrai
in spiaggia ho fatto il pagliaccio
per mettermi in mostra agli occhi di lei
che scherzava con tutti i ragazzi
all'infuori di me.
Perché, perché, perché, perché,
io le piacevo.
Lei mi amava, mi odiava,
mi amava, mi odiava,
era contro di me,
io non ero ancora il suo ragazzo
e già soffriva per me
e per farmi ingelosire
quella notte lungo il mare
è venuta con te.
Ora tu vieni a chiedere a me
tua moglie dov'è.
Dovevi immaginarti
che un giorno o l'altro
sarebbe andata via da te.
L'hai sposata sapendo che lei,
sapendo che lei
moriva per me
coi tuoi soldi
hai comprato il suo corpo
non certo il suo cuor.
Lei mi amava, mi odiava,
mi amava, mi odiava,
era contro di me, io non ero
ancora il suo ragazzo
e già soffriva per me
e per farmi ingelosire
quella notte lungo il mare
è venuta con te.
Un giorno io vidi lei
entrar nella mia stanza
mi guardava,
silenziosa,
aspettava un sì da me.
Dal letto io mi alzai
e tutta la guardai
sembrava un angelo.
Mi stringeva sul suo corpo,
mi donava la sua bocca,
mi diceva sono tua
ma di pietra io restai.
Io la amavo, la odiavo,
la amavo, la odiavo,
ero contro di lei,
se non ero stato il suo ragazzo
era colpa di lei.
E uno schiaffo all'improvviso
le mollai sul suo bel viso
rimandandola da te.
A letto ritornai
piangendo la sognai
sembrava un angelo.
Mi stringeva sul suo corpo
mi donava la sua bocca
mi diceva sono tua
e nel sogno la baciai.
Ci sono molte cose interessanti, nel 33 giri "Le robe che ha detto Adriano" (1969): lo splendido semi-rap de "Il mondo in Mi settima", di cui parliamo a parte; l'esuberante "Una festa sui prati"; la gioiosa "Un bimbo sul leone"; il romanticismo di "Lirica d'inverno"; l'elogio - forse un po' loffio - della semplicità contenuto ne "La storia di Serafino"; infine, il racconto quasi cinematografico di "Storia d'amore", uno dei punti più alti della parabola di Celentano. Al centro del brano troviamo un insolito triangolo: lei, pur innamorata del protagonista, ha sposato un altro per interesse o per dispetto; pentita, torna dall'amato di un tempo per sedurlo; ma egli, uomo all'antica, la rispedisce con un ceffone dal consorte, biasimato per averla impalmata pur sapendo di non essere amato. La visione tradizionalista e maschilista dei rapporti tra uomo e donna, propria del nostro, non potrebbe essere più palese; tuttavia il brano, con la sua aria da "sceneggiata" congelata, la sua atmosfera vagamente rusticana (bello l'assolo di fisarmonica in chiusura), resta un piccolo capolavoro della canzone popolare indigena.
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