La Canzone d'Autore Italiana
Riccardo Cocciante
Celeste nostalgia
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(1982 - Cocciante, Mogol)

Avevi ragione tu mia cara
la vita non dura mai, una sera
il tempo di una follia
che breve poi fugge via
e poi
cosa rimane dentro noi
questa celeste nostalgia
questo saperti da sempre ancora
ancora mia
mia...
Il bene profondo non si offende
si spegne se è il caso
e poi si accende
passione violenta sia
comprendimi amica mia
tu puoi
tutto normale tra di noi
cara celeste nostalgia
dolce compagna di storie d'amore
sempre mia
sempre mia
Vedete un'estate sopra un treno
partire su un auto
e andar lontano
quel lampo negli occhi, ciao!
fa male d'accordo, ciao
ma tu
dentro di me non muori più
azzurra celeste nostalgia
qualche parola affettuosa
un po' contro però
per noi, forse no...
Amore più grande amica mia
cara celeste nostalgia
un'ora, un giorno, una vita
che cosa vuoi che sia
che sia
Amore più grande amica mia
cara celeste nostalgia
un'ora, un giorno, una vita
che cosa vuoi che sia

L’inizio degli anni ‘80 vede Cocciante ad una svolta: ben poco   soddisfatto dei suoi ultimi lp (“Riccardo Cocciante”, 1977; “...E io canto”, 1979), stazionanti fra manierismo e ritualità, il nostro inaugura con “Cervo a primavera” (1980) una collaborazione con Mogol - appena svincolatosi dal lungo rapporto artistico con Lucio Battisti - che darà frutti eccellenti. La title track del disco appena citato ne è già un fortunato esempio; ma è solo con l’album successivo, “Cocciante” (1982), che la fusione fra testi e musiche diviene perfetta: un ulteriore tocco di classe è poi aggiunto dagli arrangiamenti eleganti, raffinati di quel Paul Buckmaster che già aveva dato eccellente prova di sé con vari artisti internazionali, da Elton John a David Bowie. Sono tanti, i brani destinati a divenire capisaldi del repertorio del cantante, dalla liliale “In bicicletta” alla trascinante “Un nuovo amico”: se però se ne deve scegliere uno soltanto, quasi ad emblema del “nuovo corso”, si può ricorrere a “Celeste nostalgia”. Qui è evidente come la rabbia, il furore dolente delle composizioni della prima fase della carriera di Cocciante abbiano lasciato il posto, sotto il profilo tematico, ad un diverso approccio: qui, il sentimento dominante è un rimpianto dalle tonalità pastello, sulle note struggenti d’un’armonica a bocca. I versi sarebbero stati perfetti anche per Battisti; la melodia esprime, invece, a perfezione lo stile del cantautore apolide. La dolce malinconia del pezzo è stata benissimo adoperata da Carlo Vanzina per il finale di uno tra i suoi film migliori, “Sapore di mare” (1983).
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