La Canzone d'Autore Italiana
Riccardo Cocciante
Era già tutto previsto
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(1975 - Cocciante, Luberti)

Era già tutto previsto
fin da quando tu ballando
mi hai baciato di nascosto
mentre lui che non guardava
agli amici raccontava
delle cose che sai dire
delle cose che sai fare
nei momenti dell'amore
mentre ti stringevo forte
e tu mi dicevi piano «io non lo amo, io non lo amo»

Era già tutto previsto
fino al punto che sapevo
che oggi tu mi avresti detto
quelle cose che mi dici
che non siamo più felici
che io sono troppo buono
che per te ci vuole un uomo
che ti sappia soddisfare
che non ti basta solo dare
ma vorresti anche avere nell'amore
ma quale amore

Era già tutto previsto
anche l'uomo che sceglievi
e il sorriso che gli fai
mentre ti sta portando via
ho previsto che sarei
restato solo in casa mia
e mi butto sopra il letto
e mi abbraccio il tuo cuscino
non ho saputo prevedere
solo che però adesso io
vorrei morire

“Cocciante ha portato la croce per tutti noi. Ha sofferto per amore (ma che dico sofferto: è stato devastato, umiliato, fatto a pezzi) a scopo artistico e scientifico; ha voluto vedere fino a che punto ci si potesse ridurre per un dolore di cuore, e poi ha raccolto i risultati e li ha esposti in una documentazione immortale, fatta di un pugno di canzoni”. Così, con più di una punta d’ironia ma pure con sincera riconoscenza, Luca Sofri dipinge il più felice momento artistico di Riccardo Cocciante, quello di cantore delle pene amorose: talvolta sopra le righe, come irresistibilmente sottolineato nella definitiva imitazione di Fiorello, tuttavia inconfondibile e sostenuto da una voce fuor dal comune. Già in “Anima” egli aveva fornito, nella stupenda  “Quando finisce un amore”, un capolavoro del genere, grazie ad un testo assai intenso e ad una prova vocale superlativa. Sul 33 giri seguente, “L’alba” (1975), che sciorina un pugno di brani non sempre convincenti a parte la sontuosa title track, spicca un altro tra i vertici del nostro, “Era già tutto previsto”. Diviso in tre parti, con strofa e ritornello coincidenti, il pezzo racconta tre fasi d’un rapporto destinato allo scioglimento (un po’ come avveniva nella splendida “E io tra di voi” di Aznavour): Cocciante lo rende con una immedesimazione interpretativa che rifugge dalle categorie del vittimistico, tante volte applicate al cantautore italo-francese, per farsi pura arte del canto.
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