La Canzone d'Autore Italiana
Una giornata al mare
(1971 - Conte)
Una giornata al mare
solo e con mille lire
sono venuto a vedere
quest’ acqua e la gente che c’è
il sole che splende più forte
il frastuono del mondo cos’è
cerco ragioni e motivi di questa vita
ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore
cadono sulla mia testa le risate delle signore
Guardo una cameriera
non parla è straniera
dico due balle ad un tizio
seduto su un’auto più in là, un’auto che sa di vernice,
di donne, di velocità
e laggiù sento tuffi nel mare,
nel sole o nel tempo chissà,
bambini gridare,
palloni danzare
Tu sei rimasta sola,
dolce madonna sola,
nelle ombre di un sogno
o forse di una fotografia lontani dal mare
con solo un geranio e un balcone
Ti splende negli occhi la notte
di tutta una vita passata a guardare
le stelle lontano dal mare
e l’epoca mia è la tua
e quella dei nonni dei nonni
vissuta negli anni a pensare
Una giornata al mare
tanto per non morire
nelle ombre di un sogno
o forse di una fotografia lontani dal mare
con solo un geranio e un balcone
E’ utile, parlando di Paolo Conte - vale anche per qualche altro artista, lo segnaleremo - un’avvertenza: la consuetudine di sei soli titoli da commentare sta maledettamente stretta al caso suo. Chiunque ne conosca ed apprezzi l’opera, è consapevole infatti che decine sono le canzoni mitiche del nostro, e ognuna meriterebbe una analisi particolareggiata. Quella che segue è dunque una selezione personale, soltanto una fra le tante che sarebbero possibili, ma - almeno speriamo - sufficientemente rappresentativa. Si parte, è ovvio, col 33 giri d’esordio: “Paolo Conte” (1974), per quanto ancora acerbo, riunisce già alcuni gioielli. “La fisarmonica di Stradella”, ad esempio, dimostra la bravura con cui il cantautore ritrae - voce roca e aria burbera - la provincia italiana. Appare il bar Mocambo con “Sono qui con te sempre più solo”, una delizia in stile vaudeville con tanto di clarinetto, violino e coretto di voci femminili. “Onda su onda”, già inserita da Bruno Lauzi nel suo album “Lauzi oggi” (1974), è un pezzo dall’andamento onirico, mosso da “una solitudine che non si può comprendere se non dopo un vero e proprio naufragio che fa approdare a una riva segreta”: Nicola Piovani confesserà di adorare i piccoli accompagnamenti del brano, “con quegli accordi di diminuita nella strofa, con il repentino ingresso del tempo di marcetta, con lo start che annuncia il passaggio ritmico in quattro, banane e lamponi che fanno la felicità del naufrago e dell’ascoltatore”. Il vertice del disco è però, a nostro avviso, “Una giornata al mare”. Scritta insieme al fratello Giorgio, pare mossa dal medesimo sentimento alla base di “Genova per noi”, pur se composta prima. C’è ancora il piemontese alle prese con la riviera, descritta con immagini vivide e quasi cinematografiche nei colori e nei rumori, perfino nei dettagli (“dico due balle ad un tizio / seduto su un’auto più in là, un’auto che sa di vernice, / di donne, di velocità”). Il caldo è onnipresente, dà un senso di spossata confusione, come in certi racconti di Quarantotti Gambini intrisi di malinconia e di solarità. Non a caso, ad un certo punto, s’affaccia l’immagine d’un amore lontano, forse perduto, celato dietro ad un geranio e ad un balcone. Eseguita in un primo tempo dall’Equipe 84, “Una giornata al mare” sarà nuovamente ripresa da Conte nel live “Concerti” (1985), in una versione intensa, abbagliante.
Una giornata al mare
solo e con mille lire
sono venuto a vedere
quest’ acqua e la gente che c’è
il sole che splende più forte
il frastuono del mondo cos’è
cerco ragioni e motivi di questa vita
ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore
cadono sulla mia testa le risate delle signore
Guardo una cameriera
non parla è straniera
dico due balle ad un tizio
seduto su un’auto più in là, un’auto che sa di vernice,
di donne, di velocità
e laggiù sento tuffi nel mare,
nel sole o nel tempo chissà,
bambini gridare,
palloni danzare
Tu sei rimasta sola,
dolce madonna sola,
nelle ombre di un sogno
o forse di una fotografia lontani dal mare
con solo un geranio e un balcone
Ti splende negli occhi la notte
di tutta una vita passata a guardare
le stelle lontano dal mare
e l’epoca mia è la tua
e quella dei nonni dei nonni
vissuta negli anni a pensare
Una giornata al mare
tanto per non morire
nelle ombre di un sogno
o forse di una fotografia lontani dal mare
con solo un geranio e un balcone
E’ utile, parlando di Paolo Conte - vale anche per qualche altro artista, lo segnaleremo - un’avvertenza: la consuetudine di sei soli titoli da commentare sta maledettamente stretta al caso suo. Chiunque ne conosca ed apprezzi l’opera, è consapevole infatti che decine sono le canzoni mitiche del nostro, e ognuna meriterebbe una analisi particolareggiata. Quella che segue è dunque una selezione personale, soltanto una fra le tante che sarebbero possibili, ma - almeno speriamo - sufficientemente rappresentativa. Si parte, è ovvio, col 33 giri d’esordio: “Paolo Conte” (1974), per quanto ancora acerbo, riunisce già alcuni gioielli. “La fisarmonica di Stradella”, ad esempio, dimostra la bravura con cui il cantautore ritrae - voce roca e aria burbera - la provincia italiana. Appare il bar Mocambo con “Sono qui con te sempre più solo”, una delizia in stile vaudeville con tanto di clarinetto, violino e coretto di voci femminili. “Onda su onda”, già inserita da Bruno Lauzi nel suo album “Lauzi oggi” (1974), è un pezzo dall’andamento onirico, mosso da “una solitudine che non si può comprendere se non dopo un vero e proprio naufragio che fa approdare a una riva segreta”: Nicola Piovani confesserà di adorare i piccoli accompagnamenti del brano, “con quegli accordi di diminuita nella strofa, con il repentino ingresso del tempo di marcetta, con lo start che annuncia il passaggio ritmico in quattro, banane e lamponi che fanno la felicità del naufrago e dell’ascoltatore”. Il vertice del disco è però, a nostro avviso, “Una giornata al mare”. Scritta insieme al fratello Giorgio, pare mossa dal medesimo sentimento alla base di “Genova per noi”, pur se composta prima. C’è ancora il piemontese alle prese con la riviera, descritta con immagini vivide e quasi cinematografiche nei colori e nei rumori, perfino nei dettagli (“dico due balle ad un tizio / seduto su un’auto più in là, un’auto che sa di vernice, / di donne, di velocità”). Il caldo è onnipresente, dà un senso di spossata confusione, come in certi racconti di Quarantotti Gambini intrisi di malinconia e di solarità. Non a caso, ad un certo punto, s’affaccia l’immagine d’un amore lontano, forse perduto, celato dietro ad un geranio e ad un balcone. Eseguita in un primo tempo dall’Equipe 84, “Una giornata al mare” sarà nuovamente ripresa da Conte nel live “Concerti” (1985), in una versione intensa, abbagliante.
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