La Canzone d'Autore Italiana
Cara
(1980 - Dalla)
Cosa ho davanti, non riesco più a parlare
dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare
vuoi andare a dormire.
Quanti capelli che hai, non si riesce a contare
sposta la bottiglia e lasciami guardare
se di tanti capelli, ci si può fidare.
Conosco un posto nel mio cuore
dove tira sempre il vento
per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento
non c'è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare.
Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento
e debbo stare attento a non cadere nel vino
o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino.........
La notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro
che non ti vede nessuno
ma per uno come me, poveretto, che voleva prenderti per mano
e cascare dentro un letto.....
che pena...che nostalgia
non guardarti negli occhi e dirti un'altra bugia
A..Almeno non ti avessi incontrato
io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato.
Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla
e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla
se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano
ma so già cosa pensi, tu vorresti partire
come se andare lontano fosse uguale a morire
e non c'e' niente di strano ma non posso venire
Così come una farfalla ti sei alzata per scappare
ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta inchiodare
se non fossi uscito fuori per provare anch'io a volare
e la notte cominciava a gelare la mia pelle
una notte madre che cercava di contare le sue stelle
io li sotto ero uno sputo e ho detto "OLE'" sono perduto.
La notte sta morendo
ed e' cretino cercare di fermare le lacrime ridendo
ma per uno come me l' ho gia detto
che voleva prenderti per mano e volare sopra un tetto.
Lontano si ferma un treno
ma che bella mattina, il cielo e' sereno
Buonanotte, anima mia
adesso spengo la luce e così sia
Il miracolo compiuto con “Lucio Dalla” (1979) - album capace di coniugare canzone d’amore e d’autore, di contemperare le esigenze commerciali e quelle artistiche - si ripete pressoché identico con “Dalla” (1980), che riprende la fortunata formula del lavoro precedente e quasi ne eguaglia i risultati. La vena di compositore di Dalla è ancora assai felice, il suono potente assicurato dagli Stadio funziona a perfezione: la lista dei brani sciorina, come d’abitudine, meraviglie. Le mosse, trascinanti “Balla balla ballerino” e “Mambo” convivono benissimo con l’ironia tenera di “Siamo dei”, il lirismo quotidiano de “La sera dei miracoli”, la poesia azzardosa di “Futura”. E poi c’è “Cara” a svettare su tutte, riflessione in forma di serenata aerea sui sentimenti e sulla dolcezza di provarli, con versi baciati dalla grazia e che si snodano guidati da un’armonia indicibile. Non manca una vena d’ironia lieve, sottolineata dall’intepretazione di Dalla: quanto all’arrangiamento, superbo, mette in rilievo al meglio l’andamento trasognato, gioioso del brano.
Cosa ho davanti, non riesco più a parlare
dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare
vuoi andare a dormire.
Quanti capelli che hai, non si riesce a contare
sposta la bottiglia e lasciami guardare
se di tanti capelli, ci si può fidare.
Conosco un posto nel mio cuore
dove tira sempre il vento
per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento
non c'è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare.
Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento
e debbo stare attento a non cadere nel vino
o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino.........
La notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro
che non ti vede nessuno
ma per uno come me, poveretto, che voleva prenderti per mano
e cascare dentro un letto.....
che pena...che nostalgia
non guardarti negli occhi e dirti un'altra bugia
A..Almeno non ti avessi incontrato
io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato.
Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla
e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla
se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano
ma so già cosa pensi, tu vorresti partire
come se andare lontano fosse uguale a morire
e non c'e' niente di strano ma non posso venire
Così come una farfalla ti sei alzata per scappare
ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta inchiodare
se non fossi uscito fuori per provare anch'io a volare
e la notte cominciava a gelare la mia pelle
una notte madre che cercava di contare le sue stelle
io li sotto ero uno sputo e ho detto "OLE'" sono perduto.
La notte sta morendo
ed e' cretino cercare di fermare le lacrime ridendo
ma per uno come me l' ho gia detto
che voleva prenderti per mano e volare sopra un tetto.
Lontano si ferma un treno
ma che bella mattina, il cielo e' sereno
Buonanotte, anima mia
adesso spengo la luce e così sia
Il miracolo compiuto con “Lucio Dalla” (1979) - album capace di coniugare canzone d’amore e d’autore, di contemperare le esigenze commerciali e quelle artistiche - si ripete pressoché identico con “Dalla” (1980), che riprende la fortunata formula del lavoro precedente e quasi ne eguaglia i risultati. La vena di compositore di Dalla è ancora assai felice, il suono potente assicurato dagli Stadio funziona a perfezione: la lista dei brani sciorina, come d’abitudine, meraviglie. Le mosse, trascinanti “Balla balla ballerino” e “Mambo” convivono benissimo con l’ironia tenera di “Siamo dei”, il lirismo quotidiano de “La sera dei miracoli”, la poesia azzardosa di “Futura”. E poi c’è “Cara” a svettare su tutte, riflessione in forma di serenata aerea sui sentimenti e sulla dolcezza di provarli, con versi baciati dalla grazia e che si snodano guidati da un’armonia indicibile. Non manca una vena d’ironia lieve, sottolineata dall’intepretazione di Dalla: quanto all’arrangiamento, superbo, mette in rilievo al meglio l’andamento trasognato, gioioso del brano.
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