La Canzone d'Autore Italiana
Certe notti
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(1995 - Ligabue)

Certe notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei.
Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai.
Certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei.
Certe notti somigliano a un vizio che non voglio smettere, smettere mai.

Certe notti fai un po' di cagnara che sentano che non cambierai più.
Quelle notti fra cosce e zanzare e nebbia e locali a cui dai del tu.
Certe notti c'hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà.
Certe notti coi bar che son chiusi al primo autogrill c'è chi festeggerà.

E si può restare soli, certe notti qui, che chi s'accontenta gode, così così.
Certe notti o sei sveglio, o non sarai sveglio mai, ci vediamo da Mario prima o poi.

Certe notti ti senti padrone di un posto che tanto di giorno non c'è.
Certe notti se sei fortunato bussi alla porta di chi è come te.
C'è la notte che ti tiene tra le sue tette un po' mamma un po' porca com'è.
Quelle notti da farci l'amore fin quando fa male fin quando ce n'è.

Non si può restare soli, certe notti qui, che se ti accontenti godi, così così.
Certe notti son notti o le regaliamo a voi, tanto Mario riapre, prima o poi.

Certe notti qui, certe notti qui, certe notti qui, certe notti....

Certe notti sei solo più allegro, più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi
quelle notti son proprio quel vizio che non voglio smettere, smettere, mai.

Non si può restare soli, certe notti qui, che chi s'accontenta gode, così, così.
Certe notti sei sveglio o non sarai sveglio mai, ci vediamo da Mario prima o poi.

Certe notti qui, certe notti qui, certe notti qui.

Dopo la pubblicazione del minialbum "A che ora è la fine del mondo" (1994), Ligabue è ad un punto di svolta della propria carriera: deterioratosi il rapporto con la band dei ClanDestino, egli si trova nella necessità di metter insieme un altro gruppo. Entra così in studio col bassista Antonio Righetti, il batterista Roberto Pellati, i chitarristi Mel Previte e Federico Poggipollini: il disco che ne viene fuori, "Buon compleanno, Elvis" (1995), venderà oltre un milione di copie, facendolo definitivamente assurgere nello sparuto firmamento delle rockstar indigene. Sono 14 brani che compongono un fedele ritratto della poetica del nostro, "fra cosce e zanzare e nebbia e locali a cui dai del tu". La title track, che omaggia le ipotetiche 60 primavere del musicista del Mississippi, è rock della più bell'acqua; intorno, pezzi eccellenti quali "Vivo o morto o X", "Hai un momento, Dio?", "Quella che non sei", "Leggero". Se è giusto scegliere un emblema, però, cavare un proverbio speciale, si può fare ricorso a "Certe notti", inno generazionale immalinconito sino allo struggimento. Come uno Springsteen di certa provincia nostrana, Ligabue racconta con mestizia e partecipazione i luoghi, i personaggi, le sensazioni di ore di buio illuminate dai neon o passate a patire il dolore di amori perduti, magari col conforto di un'amica che lo lenisce. La voce calda, lievemente roca dell'artista emiliano vivifica questi versi che odorano di realtà e narrano d'esperienze vissute da persone destinate a ritrovarsi da Mario, prima o poi.
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