La Canzone d'Autore Italiana
Antonello Venditti
Lilly
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(1975 - Venditti)

Lilly ...
Quattro buchi nella pelle
carta di giornale
nuda e senza scarpe
bianca, e non in ospedale
senza catene
senza denti per mangiare
una montagna di rifiuti
nessun latte ti potrà salvare...
Studiavamo insieme
viaggiavamo insieme
Lilly...
Quale treno ora?
Quale libro ora?
Quale amore ora ti si potrà ridare?
Lilly...
la mia stanza è gelata
dove sei andata?
I tuoi poeti maledetti,
le tue collane...
Lilly...
li dovevano arrestare
ti dovevano guarire
Lilly...
quattro arance la domenica mattina
dopo due anni
non mi riconoscevi
eravamo due bambini
io non ero il tuo dottore
non riuscivi a fare l'amore...
Lilly siringa, polizia
Quale treno ora?
Quale libro ora?
Quale amore ora,
ti si potra ridare?
Lilly amore,
amore mio...

Nel ‘75, Antonello Venditti gode già della stima degli addetti ai lavori, ha sostenitori affezionati ed esigenti. L’unica cosa che gli manca, a ben pensarci, è il grande successo di pubblico: giusto quello che l’album “Lilly”, destinato a vendere oltre un milione di copie, gli regala. La qualità, va detto, è a livelli assai alti: gli arrangiamenti divengono maggiormente sofisticati, gli archi compaiono nuovamente, assieme alla chitarra acustica e alla fisarmonica (suggestivo, l’uso di quest’ultima in “Attila e la stella”). Poche canzoni, come d’abitudine (anche di poi, mai  i suoi lavori ne conteranno più di otto): sette, stavolta, ognuna intensa e fra le migliori del repertorio. Il brano, però, che forse più di tutti è rimasto, è quello che dà il titolo al disco: il ritratto dolente di una ragazza uccisa dalla droga. Costruita per brevi, folgoranti immagini (“quattro buchi nella pelle”, “senza denti per mangiare”, “nuda e senza scarpe”), con versi che al tempo divisero (“Lilly / li dovevano arrestare / ti dovevano guarire”: la politicizzazione dell’epoca non consentiva chiamate all’ordine di questo genere), “Lilly” esprime una tensione disperata, una pena non celata che depongono a favore della sincerità dell’ autore. Il pezzo verrà evocato in maniera indiretta da Guccini, l’anno seguente, in “Via Paolo Fabbri 43”, ove recita “la piccola infelice / si è incontrata con Alice / ad un summit per il canto popolare”; quanto a Venditti, tornerà varie volte sull’argomento tossicodipendenza (a esempio in “Eleonora”, “Chen il cinese” e “Non è la cocaina”).
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