La Canzone d'Autore Italiana
Pino Daniele
Biografia di Pino Daniele
(Napoli, 1955)
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Chitarrista autodidatta, appassionato sin da giovanissimo di rock-blues, già all’inizio degli anni ‘70 fa parte di un gruppo - i Batracomiomachia - e lavora, inoltre, con la cantautrice Jenny Sorrenti. Dopo un primo 45 giri, “Che calore” (1976), che pochi notano, esordisce nel ‘77 con il 33 giri “Terra mia”, ove trovano posto la superba “Napule è” e l’aguzza “’Na tazzulella ‘e cafè”. Contando sugli esponenti di punta della rinascita partenopea, da Tullio De Piscopo a Toni Esposito, il nostro dà vita ad una mescolanza di sonorità napoletane, caraibiche, nordafricane e statunitensi, che già prende forma in “Pino Daniele” (1979) grazie ad una infilata travolgente di pezzi, da “”Je so’ pazzo” a “Putesse essere allero”. Ma è in “Nero a metà” (1980) che la formula si precisa definitivamente: lavoro di svolta, è l’atto di nascita del particolarissimo blues mediterraneo dell’artista, che licenzia pezzi del valore di “Quanno chiove” e “I say i’ sto ccà”. E’ all’insegna d’un gioioso meticciato musicale pure “Vai mo’” (1981), ove convivono suoni africani, jazz, rhythm’n’blues: stavolta è “Yes I Know My Way” il singolo che trascina il disco. I lavori successivi, che vedono la partecipazione di musicisti  stranieri (Wayne Shorter, Mel Collins, Alphonso Johnson), son conferma del talento d’un fuoriclasse: “Bella ‘mbriana” (1982), “Musicante” (1984), il doppio dal vivo “Sciò” (1984), “Ferryboat” (1985, con ospiti del calibro di Gato Barbieri e del batterista Steve Gadd) e “Bonne soirée” (1987) inpongono Daniele nella schiera dei cantautori più dotati della scena nostrana, anche sotto l’aspetto musicale. Con “Schizzechea with love” (1988), egli si aggiudica la sua prima Targa Tenco, mentre inizia una proficua collaborazione con Massimo Troisi (per il quale firma due colonne sonore); poi, “Mascalzone latino” (1989) segna il ritorno a suoni acustici e “Un uomo in blues” (1991) si apre ad altre ibridazioni musicali, che continuano sia in “Sotto ‘o sole” (1992) sia in “Che Dio ti benedica” (1993, con due brani scritti e prodotti da Chick Corea). “E sona mo’” (1994), registrato dal vivo a Cava dei Tirreni, precede il fortunato “Non calpestare i fiori del deserto” (1995), che vince di nuovo la Targa Tenco e scala le classifiche di vendita. Ancora meglio va “Dimmi cosa succede sulla terra” (1997), che guadagna ben dieci dischi di platino e, assieme al seguente “Come un gelato all’equatore” (1999), segna l’apogeo del successo commerciale per Pino Daniele, capace di riempire gli stadi pur se non nella migliore sua fase creativa. Suonato con musicisti arabi ed americani, “Medina” (2001) mostra interesse per il Medio Oriente ed il Maghreb, laddove “Passi d’autore” (2004) ripropone l’artista ai propri livelli più congeniali ed “Iguana cafè” (2005, sottotitolo “Latin blues e melodie”) include versioni di “’O sole mio” e della “Patricia” di Perez Prado. Seguono, con diseguali esiti, “Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui” (2007) ed “Electric Jam” (2009), intramezzati dall’antologico “Ricomincio da 30” (2008).
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