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CAST TECNICO ARTISTICORegia: Pupi AvatiSceneggiatura: Pupi AvatiFotografia: Pasquale Rachini, Cesare BastelliMontaggio: Amedeo SalfaScenografia: Giuliano PannutiCostumi: Bettina BimbiMusiche: Riz OrtolaniDurata: 100 min.Italia, 2007CAST ARTISTICOLei: Laura MorantePaula Hardyn: Rita TushinghamMuller: Burt YoungPadre Amy: Treat WilliamsElla Murray: Yvonne Brulatour Sciò
Cinema
Appena dimessa da una clinica psichiatrica, dove è rimasta internata per tre lustri a seguito del suicidio di suo marito, una donna italiana sulla quarantina affitta a Davenport, nello Iowa, una gigantesca villa di campagna al fine di trasformarla in un ristorante. Il prezzo è conveniente, anche troppo: sulla dimora grava, però, l'ombra lugubre di un antico fatto di sangue. Il 22 dicembre del 1957, durante una terribile tormenta di neve, in quelle camere - trasformate in pensionato di lusso gestito da monache - vennero trucidate due ricche signore e una Madre superiora. Pur dopo tanto tempo, nessuno degli abitanti del luogo parla volentieri di quegli eventi: anzi, gli atti del processo risultano ancora secretati e chiunque cerchi di saperne di più viene scoraggiato in tutti i modi. D'altra parte, l'affittuaria del sinistro luogo non ha alternative al fare indagini: da dentro le mura della casa, infatti, provengono a tratti bisbigli e s'ode una vocina cantare "Magic Moments" di Perry Como...A trent'anni da "La casa delle finestre che ridono' (1976), gioiello gotico che occupa un posto particolare nella vicenda dell'horror indigeno, Avati torna - dopo le puntate dell'ottimo "Zeder" (1982) e del meno riuscito "L'arcano incantatore" (1995) - ad addentrarsi nel cinema della paura con questo "Il nascondiglio", girato in America e debitore nelle atmosfere al lontano predecessore. Lo schema narrativo e il procedimento dei quali il regista bolognese si serve rimangono più o meno i medesimi: fatti lontani son scaturigine d'un mistero, destinato ad essere risolto da una persona che vi s'imbatte quasi per caso; l'attesa viene lasciata crescere per la durata dell'intiera pellicola, sino ad esplodere in un finale sorprendente. Girato con professionalità, costruito in maniera ingegnosa, a tratti angosciante, il film non convince però sino in fondo: latita un poco la suspence, eccessivamente diluita dal lento procedere degli eventi, e lo scioglimento narrativo è meno inquietante di quanto sarebbe lecito attendersi. Nei panni della protagonista, Laura Morante s'impegna a fondo non sempre azzeccando i toni adeguati; accanto a lei caratteristi anglofoni di sicura professionalità, che a volte paiono curiosamente spaesati.Francesco Troiano
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