Cinema
La bestia nel cuore
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La bestia nel cuore di Cristina Comencini, locandina
Informazioni
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Cristina Comencini
Sceneggiatura: Francesca Marciano, Cristina Comencini, Giulia Calenda
Scenografia: Paola Comencini
Fotografia: Fabio Cianchetti
Costumi: Antonella Berardi
Montaggio: Cecilia Zanuso
Musica: Franco Piersanti
Prodotto da: Marco Chimenz, Giovanni Stabilini, Riccardo Tozzi
(Italia 2005)

PERSONAGGI E INTERPRETI
Sabina: Giovanna Mezzogiorno
Franco: Alessio Boni
Emilia: Stefania Rocca
Maria: Angela Finocchiaro
Daniele: Luigi Lo Cascio
regista: Giuseppe Battiston
Sabina è una doppiatrice cinematografica, vive a Roma ed è da tempo sentimentalmente legata ad un attore, Franco. La sua esistenza di borghese agiata scorre tranquilla, confortata pure dalla presenza di Emilia, un’amica d’infanzia divenuta cieca a vent’anni, e di Maria, direttrice di doppiaggio lasciata dal marito per un’adolescente. D’improvviso, a interrompere tanta quiete giunge la decisione di Franco di farsi coinvolgere - malgrado le proprie convinzioni - in una serie televisiva, proprio mentre Sabina scopre d’essere incinta. Assalita da un malessere insostenibile e difficile da definire, ella decide di trascorrere il Natale negli Stati Uniti, ove il fratello Daniele è docente in un’università. Vinte le resistenze di quest’ultimo, Sabina apprende che entrambi furono nell’infanzia vittime delle malsane attenzioni paterne: è da qui, dalla scoperta di un dolore “da cui è impossibile guarire”, che la giovane deve ripartire in cerca di altre motivazioni, di un’ardua speranza.
Giunta al suo ottavo lungometraggio, Cristina Comencini pare voler imboccare strade nuove rispetto al passato, ad un’idea di cinema composta, elegante, basata sulle mezze tinte e sui semitoni, ove al dire si prediligeva il suggerire. Intendiamoci, non è che nelle sue opere più riuscite - “Matrimoni” (1998), “Il più bel giorno della mia vita” (2002) - la punte venissero smussate: funzionava, tuttavia, a sufficienza l’ibridazione dei registri della commedia e del melodramma, l’assenza di sottolineature e turgori, il rifuggire dall’eccesso. Qui, invece, adattando - è la prima volta - per lo schermo un suo romanzo (edito da Feltrinelli), ella sceglie la via d’un racconto popolare sovraccarico nelle tinte come nel disegno psicologico dei personaggi, tanto improbabile nelle situazioni quanto forzoso negli sviluppi. Non mancano, in verità, delle cose pregevoli (l’ abitazione dei genitori vuota di presenze ed imbiancata dalla polvere, il tratteggio del rapporto di coppia tra i protagonisti): ma la mano della cineasta romana è stavolta insicura, quasi le risultasse imbarazzante misurarsi con una materia incandescente o, forse, impossibile da distanziare.
Il valido cast risente delle incertezze di cui sopra: le prove più convincenti le offrono Giovanna Mezzogiorno, efficace nel suggerire il tormentoso periplo dell’infanzia, la penosa elaborazione del lutto del proprio personaggio, e Stefania Rocca, che conferisce credibilità ad un ruolo in odor di letterario.

F.T.