CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Fotografia: Tonino Delli Colli
Scenografia: Dante Ferretti
Musica: Ennio Morricone
Montaggio: Nino Baragli
(Italia, 1971)
Durata: 111'
Prodotto da: Pea Roma
PERSONAGGI E INTERPRETI
Ser Ciappelletto: Franco Citti
Allieo di Giotto: Pier Paolo Pasolini
Andreuccio da Perugia: Ninetto Davoli
Masetto da Lamporecchio: Vincenzo Amato
Biografia di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 - Ostia, 1975)
Decameron, che con "I racconti di Canterbury" (1972) e "Il fiore delle Mille e una notte" (1974), costituisce la "Trilogia della vita", riprende nove racconti di Giovanni Boccaccio. Pasolini con questo film intendeva dichiaratamente recuperare il lato giocoso e naturale della sessualità, abbattendo gli usuali tabù ad essa collegati. E' anche per questo motivo che trasferì l'azione dalla Firenze boccaccesca a Napoli, con il suo clima laico e il suo dialetto immutato nel tempo. Due sono gli episodi che fanno da guida agli altri sette: quello di ser Ciappelletto, uomo libertino e immorale che in punto di morte viene creduto in odore di santità, e quello dell'allievo di Giotto, interpretato dallo stesso Pasolini. L'allievo di Giotto sogna in forma di pitture trecentesche alcune immagini, incentrate sui due temi dell'inferno e del paradiso. Il film si apre però con la novella di Andreuccio da Perugia, giunto a Napoli per comprare dei cavalli. L'uomo viene derubato in un vicolo malfamato da una ragazza che, dopo essersi spacciata per sua sorella, lo getta in un pozzo nero. Andreuccio allora si fa convincere da alcuni ladri a spogliare il cadavere di un arcivescovo, per rubare un rubino che lo ripaga del furto subito. In altri cinque dei nove racconti, l'argomento licenzioso prende il sopravvento. E' il caso della vicenda di Masetto da Lamporecchio, ortolano, che finge d'essere sordomuto e di poco cervello per essere preso a servizio dalle monache di un convento e sperimentare con loro le delizie del giacere insieme. Nell'episodio di Peronella, la donna costringe il marito a pulire con cura l'interno di un orcio; mentre l'uomo è intento nell'opera, Peronella si intrattiene con un giovane amante. Nell'episodio di Caterina, la ragazza attende il suo innamorato per poi prendersi cura del suo "usignolo". Nel penultimo episodio don Gianni, con il pretesto di un incantesimo, possiede Gemmata, sotto gli occhi dello stupido marito. Nell'ultimo episodio, Tingoccio convince il suo amico Meuccio d'essere tornato dall'aldilà, appositamente per assicurargli che fare l'amore in paradiso non è peccato.

