Momenti del Cinema Italiano
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Commedia all'italiana
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1. La commedia all'italiana

"Perché ostinarsi a dire commedia all'italiana? Quelle che vengono fatte in America non vengono chiamate all'americana. Siccome i critici amano le etichette, proporrei questa: la commedia all'italiana come la definiscono i critici all'italiana". E' Dino Risi a parlare, rendendo conto d'un pregiudizio che ha a lungo accompagnato la commedia - e, in senso più ampio, tutto il cinema di genere - indigena. Si tratta d'una sorta di malcelato disprezzo, quando non di aperta avversione, che indusse nel '71 persino un recensore acuto e non allineato quale Goffredo Fofi a così definire gli artefici di codesto filone: "amministrano abilmente la loro capacità di far vomito di tutto ciò che toccano, e di corrompere il pubblico con la più pesante e sconcia delle operazioni commerciali-ideologiche".
In realtà, se vi è un genere che ha dato conto in maniera credibile dei cambiamenti in corso nella società italiana dell'ultimo mezzo secolo, è stata proprio la commedia: nei limiti (questo va riconosciuto) di una comune appartenenza di classe - la piccola e media borghesia - tra autori e spettatori, con quel tanto di identificazione e indulgenza nei confronti dei personaggi rappresentati che ciò comporta e la conseguente impossibilità ad andare fino in fondo nell'intento satirico, anche per non perdere di vista l'obiettivo obbligato del successo. All'interno di dette coordinate, tuttavia, la commedia ha conseguito esiti mirabili, senza pagar dazio alla tradizione statunitense dello slapstick od a quella della sofisticazione: semmai cavando umori dal primo Camerini; da certe cose del dopoguerra di Zampa-Brancati, sempre all'insegna d'un forte moralismo; dalla tradizione del neorealismo rosa, quello delle bersagliere di paese e dei poveri ma belli di suburbio, non a caso alimentata da alcuni cineasti (Comencini, Risi) che poi si adatteranno a meraviglia al "nuovo corso"; infine, dal Fellini di provincia, quello de "Lo sceicco bianco" ( 1952) e "I vitelloni" (1953), dove inoltre comincerà a definirsi il carattere ipocrita e mammista, furbetto e cialtrone incarnato magistralmente da Alberto Sordi, cui ben presto si uniranno altri attori (Gassman, Tognazzi), sceneggiatori (Age & Scarpelli) e registi (Monicelli, Pietrangeli).

2. Gli anni del boom (1958-1964)

3. La congiuntura (1964-1971)

4. Ultimi bagliori di un crepuscolo (1971-1980)
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