Momenti del Cinema Italiano
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Biografia di Pietro Germi (Genova, 1914 - Roma, 1974)
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Filmografia di Pietro Germi
Figlio di un operaio e di una sarta, si trasferisce a Roma per iscriversi al Centro Sperimentale di Cinematografia: dapprima segue i corsi di recitazione, poi passa alla regia sotto Blasetti. La sua opera prima è “Il testimone” (1945); dipoi, si fa notare con “In nome della legge” (1949), sorta di western ambientato nella Sicilia mafiosa, ed “Il cammino della speranza” (1950), su un gruppo di zolfatari meridionali che emigrano in Francia. Dopo aver raggiunto il successo con misurati melodrammi d'ambiente popolare (“Il ferroviere”, 1956) e piccolo borghese (“L'uomo di paglia”, 1958), egli trascorre al registro della commedia: e centra immediatamente il bersaglio con “Divorzio all'italiana” (1961), che ottiene un Oscar per la sceneggiatura e dà praticamente il nome ad un intero genere. Farsa amara e pungente, dove viene stigmatizzato il concetto di delitto d'onore, procura al Nostro fama internazionale grazie pure ad una strepitosa interpretazione di Marcello Mastroianni. Il seguente “Sedotta e abbandonata” (1964) affronta tematiche e presenta personaggi similari, accentuando i toni grotteschi e una certa concitazione narrativa. Intenti di satira di costume ed acre moralismo trovano, infine, un perfetto punto di fusione in “Signore e signori” (1965), ove nel mirino del regista finisce la perbenista provincia veneta, che nasconde dietro l'ossequio formale al cattolicesimo infiniti ed inconfessabili vizi. Dopo il poco noto “L'immorale” (1967), inizia l'inarrestabile decadenza dell'autore: “Serafino” (1968) e “Le castagne sono buone” (1970) tessono improbabili elogi dell'ingenuità e dei buoni sentimenti, “Alfredo Alfredo” (1972) è una fiacca commedia antidivorzista. Mentre sta lavorando al progetto di “Amici miei” (poi ereditato da Monicelli), Germi scompare prematuramente per una affezione epatica. Cineasta sottovalutato, artigiano di talento (Fellini lo chiamava “il grande falegname”, mescolando aspetto fisico e valore professionale), è un narratore di storie impeccabile: forse il migliore indigeno nel coniugare istanze artistiche e ragioni spettacolari, nella direzione d'un cinema più statunitense che nostrano.
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