(prima parte)
Nella storia della letteratura italiana delle origini Brunetto Latini occupa una posizione privilegiata. E' poeta lirico, didattico (col Tesoretto), traduttore dal latino e trattatista: insomma raduna in sé competenze disparate che ne fanno il primo intellettuale italiano davvero polivalente, quelle stesse competenze che ritroveremo, potenziate, nel suo discepolo e amico Dante Alighieri. E come e più di Dante, Brunetto fu coinvolto nella vita politica e civile del suo tempo. Fiorentino di nascita, è sindaco di Montevarchi nel 1260, quindi ambasciatore del comune di Firenze presso Alfonso il Saggio di Castiglia; esule per cinque anni in Francia in seguito alla vittoria dei ghibellini, rientra nella città natale nel 1266, dopo la sconfitta degli imperiali, e qui ricopre varie cariche, da cancelliere a priore, sino alla morte, nel 1294. Benché abbia luogo negli anni dell'esilio francese, proprio al suo impegno civile dev'essere collegata l'opera del traduttore; il volgarizzamento del De inventione ciceroniano (la cosiddetta Rhetorica vetus, la nova essendo quella pseudociceroniana ad Herennium) si accompagna infatti a un fitto commento che reinterpreta a beneficio del "reggitore", cioè di colui che porta la responsabilità politica, le norme retoriche che nell'originale latino erano prescritte all'oratore: uscita dalle aule del tribunale, la retorica viene spesa "in ambasciarie e in consigli de' signori e delle comunanze e in sapere componere una lettera bene dittata". Quella che ne deriva, nonostante il dislivello stilistico tra la lunga glossa e il testo tradotto, che ha l'appoggio del perfetto latino ciceroniano, è un'opera compatta, tanto più interessante e vivace quanto più si allontana, nel commento, dalla traccia del modello. Se da un lato c'è sì un lungo apparato didascalico che svolge e chiarifica la terminologia tecnica - dai vari genera in cui si suddivide la retorica alla classificazione delle controversie, alle partizioni della lettera e del discorso forense - attingendo soprattutto ai commenti di Vittorino e di Boezio, c'è d'altro lato in Brunetto la capacità di rendere meno astratta l'arte retorica inserendola nel vivo della realtà contemporanea. Non solo quindi il libro mira esplicitamente a finalità pratiche, ossia alla formazione intellettuale di chi andrà a ricoprire cariche pubbliche, ma gli stessi esempi introdotti nel commento a beneficio del lettore sono tratti in più di un'occasione dalla cronaca comunale: "Verbigrazia. Il comune di Firenze..." (e segue un episodio "locale" che illustra il precetto retorico appena discusso nel trattato).

