Rinascimento
Rinascimento
Affettazione
Segnala la pagina

Dal latino adfectatio, derivante da adfectare nel senso di "desiderare ansiosamente", "ostentare", nel lessico della retorica classica acquista il significato negativo di "maniera", "smania di essere originale", "leziosaggine": "nihil est odiosius adfectatione" (Quintiliano, Institutio oratoria, I, VI 40: "non c'è nulla di più odioso dell'affettazione"); "Illa vero frigida et puerilis est in scholis adfectatio" (ivi, IV, I 77: "C'è invero nelle scuole quella fredda e puerile affettazione"); "Nam per se frigida et inanis adfectatio, cum in acres incidit sensus, innatam gratiam videtur habere, non arcessitam" (ivi, IX, III 74: "Infatti, fredda e inutile di per sé, l'affettazione, quando incorre in pensieri rigorosi, sembra avere una grazia nativa e spontanea"); "Sed adfectatione et morositate nimia obscurabat stilum" (Svetonio, De vita duodecim Caesarum, Tiberius, LXX: "Ma oscurava il proprio stile con l'affettazione e con un'eccessiva pedanteria"). Nella tradizione culturale moderna definisce un modo di agire e di parlare con esibita e manierata ricercatezza, e quindi un comportamento artificioso, lezioso, inautentico. Utilizzato nelle forme dell'aggettivo, affettato risulta contiguo a "simulato", "falso", "eccessivo". Affettazione è termine'chiave del Cortegiano: sempre utilizzata come categoria negativa opposta alla positiva sprezzatura, requisito essenziale del buon cortigiano. Castiglione sostiene che l'affettazione comporta il superamento di certi termini di mediocrità, cioè virtuosi, propri, invece, della sprezzatura e della grazia. L'affettazione afferisce ad un'area semantica negativa, perché definisce comportamenti che non riescono a esercitare l'equilibrio indispensabile nella comunicazione sociale, rappresentato, oltre che dalla sprezzatura, da virtù come la discrezione, il "bon giudicio", la prudenza: "Sarà adunque il nostro cortegiano stimato eccellente ed in ogni cosa averà grazia, massimamente nel parlare, se fuggirà l'affettazione" (Castiglione, Cortegiano, I 27). Nel sistema del Cortegiano, la grazia deve dunque evitare l'affettazione: "trovo una regula universalissima, la qual mi par valer circa questo in tutte le cose umane che si facciano o dicano più che alcuna altra, e ciò è fuggir quanto più si po, e come un asperissimo e pericoloso scoglio, la affettazione; e, per dir forse una nova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura" (I 26). L'inevitabile rischio di incorrere nel ridicolo con comportamenti affettati è efficacemente descritto nel Cortegiano: "Qual di voi è che non rida quando il nostro messer Pierpaulo danza alla foggia sua, con que' saltetti e gambe stirate in punta di piede, senza mover la testa, come se tutto fosse un legno, con tanta attenzione, che di certo pare che vada numerando i passi? Qual occhio è così cieco, che non vegga in questo la disgrazia dell'affettazione?" (I 26). In questi termini, affettazione è categoria di lunga durata nella cultura classicistica dell'Europa di Antico regime.

Paola Cosentino

Riferimenti bibliografici

Edoardo Saccone, "Grazia", Sprezzatura", "Affettazione", in Le buone e le cattiva maniere. Letteratura e galateo nel Cinquecento, Bologna, Il Mulino, 1992

Pubblicità
Pubblicità