Rinascimento
Rinascimento
Circostanze e differenze
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La società di Antico regime è istituzionalmente fondata sulle diversità di funzione e di posizione all'interno di un ordine gerarchico precostituito in tre stati (il nobile guerriero, il sacerdote, il lavoratore): i rapporti tra gli stati e all'interno di essi si organizzano su di un sistema di regole basate sulle circostanze e sulle differenze, ovvero sulla capacità di adattare - in ogni singolo atto comunicativo (di parole o di gesti: cioè la conversazione) - il proprio stato, e quindi il proprio ruolo sociale, al grado del destinatario. La complessità di questa economia dei rapporti interpersonali secondo circostanze e differenze è già enunciata dalla filosofia morale degli Antichi, che elaborarono il principio di opportunità, ovvero di convenienza. È l'eutaxìa ("conveniente disposizione") aristotelica (ripresa da Cicerone), codificata nell'Ethica nicomachea: chi "intratterrà relazioni differenti con le persone di rango elevato e con i primi che capitano, e con chi conosce di più e con chi conosce di meno, e parimenti rispetterà anche le altre differenze, conferendo a ciascuna categoria di persone ciò che è conveniente" (4, 12, 1127a). Il medesimo criterio di valutazione delle circostanze è esposto da Cicerone: "Locum autem actionis opportunitatem temporis esse dicunt; tempus autem actionis opportunum graece eukairia, latine appellatur occasio. Sic fit, ut modestia haec, quam ita interpretamur, ut dixi, scientia sit opportunitatis idoneorum ad agendum temporum" (De officiis, I 40: "ma il luogo dell'azione non è che l'opportunità del tempo; e il tempo opportuno per l'azione è quello che i Greci chiamano eukairia e che noi chiamiamo occasione. Ne segue che questa moderazione, interpretata così come ho detto, è l'arte di conoscere e di scegliere il tempo opportuno per ogni nostra azione"). Seneca espone un principio simile: "nam de maximis ac necessariis rebus non sunt infinita; tenues autem differentias habent quas exigunt tempora, loca, personae" (Epistulae ad Lucilium, V 2: "sulle cose di maggiore importanza e necessarie [i precetti] non sono infiniti, presentano differenze molto tenui derivanti dalla varietà delle circostanze dei luoghi e delle persone"). In età umanistica il principio viene ripreso da Giovanni Pontano: "Et res tamen et locus et tempus ipsum, non nunquam etiam persona, illud exigent, ut peregrino quam civi, plebeio quam nobili, plusculum sit aliquid tribuendum" (De sermone, I 25: "e la cosa e il luogo, e lo stesso tempo, nonché la persona, esigono che al pellegrino piuttosto che al cittadino, al plebeo piuttosto che al nobile sia attribuito qualcosa di diverso"). L'indicazione di questa regola generale passa alla cultura del Rinascimento, come criterio fondamentale per gestire le diverse occasioni della comunicazione: costantemente ripreso e illustrato in tutti i testi dedicati all'institutio del gentiluomo, in primo luogo, e poi delle altre figure e ruoli della società. L'applicazione della "regula universalissima", ovvero di quella grazia che è al centro del sistema cortigiano di Castiglione, prevede la costante attenzione alle differenze e alle circostanze (o condizioni) sulle quali si modula la forma della conversazione, diversa a seconda dei singoli casi. Non esistono norme precise atte a regolare la "gentil ed amabile maniera" del conversare quotidiano: "Però chi ha da accomodarsi nel conversare con tanti, bisogna che si guidi col suo giudicio proprio e, conoscendo le differenzie dell'uno e dell'altro, ogni dì muti stile e modo, secondo la natura di quelli con chi a conversar si mette" (Libro del Cortegiano, II 17). Le differenzie non sono mai solo di cultura o di natura, ma si riferiscono ai rapporti fra persone che occupano posti e funzioni diverse nel corpo sociale e nella sua strutturazione gerarchica: in ogni sua azione il cortigiano deve saper impiegare la consapevolezza della situazione e della convenienza, attraverso un particolare "riguardo alle circostanzie". Alla regola della discrezione, ovvero alla capacità di adattarsi alle mutevoli condizioni che ci presenta l'esperienza si rifà questo ricordo guicciardiniano: "È grave errore parlare delle cose del mondo indistintamente e assolutamente e, per dire così, per regola; perché quasi tutte hanno distinzione ed eccezione per la varietà delle circunstanze, le quali non si possono pesare con una medesima misura" (Ricordi, 6). Il precetto di Saba da Castiglione relativo all'"accommodarse ai tempi, ai luoghi e alle persone", si colloca sul medesimo piano di valutazione delle circostanze e delle differenze: "vi ricordarò ad usar questa prudenzia umana, la qual consiste in tre cose, in adattarsi alli tempi, alle persone e alli luoghi, imperoché per il senso manifestatamente si vede secondo il variare delli tempi, variare li costumi, li abiti e il vivere, onde avviene che alcune cose, le quali già parevano belle, e furono in prezzo, se ora si usassero parebbero laide e sozze". Alle differenze di status sociale corrispondono dunque altrettante differenze nella gestione della conversazione: "non dobbiam conversare con tutti ad uno medesimo modo: per il che ci converrà discorrere anco dopoi delle particolari maniere appartenenti a ciascuna sorte di persone" (Guazzo, Civil conversazione, 1A23).

Paola Cosentino

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