Rinascimento
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Categorie - Epigrafe
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«Per "epigrafe" o "iscrizione" (considerando qui i due termini come equivalenti) intendiamo un testo di natura commemorativa, enunciativa o designativa, di solito di non lunga estensione, ma anche a volte dipinto o eseguito a mosaico) con propositi di accuratezza ed intenzioni di solennità su un supporto di materia dura (marmo, pietra o più raramente metallo) o su oggetti (dipinti, arredi, oreficerie, e così via), ed esposto alla pubblica visione e lettura in un luogo chiuso (chiesa , cappella, palazzo) o all'aperto (piazza, via, cimitero).» (Petrucci 1992: 38) La tradizione epigrafica è caratteristica della civiltà classica: le strade, le città, i luoghi di culto del mondo greco e romano erano ricchi di iscrizioni. Il che vuol dire che queste società antiche avevano un grado diffuso di alfabetizzazione: tramite le epigrafi erano prodotti messaggi destinati alla comunicazione pubblica, e che erano tutte realizzate con la caratteristica forma della lettera capitale (maiuscola). Di questa diffusione sono testimonianza le circa trecentomila iscrizioni romane che sono sopravvissute sino a noi: una parte di un insieme tanto più rilevante, ovviamente, che gli studiosi stimano in diversi milioni, distribuite su tutta la vastissima superficie dell'Impero di Roma. Nel Medioevo le iscrizioni si riducono sino quasi a scomparire: segno del contrarsi dell'alfabetizzazione e del declino delle istituzioni pubbliche. Solo a partire dall'XI secolo si ha un ritorno delle scritture pubbliche tramite iscrizioni, che corrisponde a una più generale ripresa della produzione di scrittura: la loro scrittura adotta le grafie allora dominanti. Nel Trecento a questa ripresa della funzione epigrafica contribuiscono anche letterati insigni, come Francesco Petrarca e Coluccio Salutati, che dettano il testo di iscrizioni in letteragotica. La rinascita degli Antichi, lo studio delle loro reliquie architettoniche, porta al diretto recupero della forma epigrafica di Roma: ne sono testimoni Leon Battista Alberti, nel Tempio Malatestiano (costruito verso il 1450) di Rimini e Giovanni Bellini e Andrea Mantegna in diversi loro dipinti, all'incirca negli stessi anni di casa Manili a Roma. Fondamentale, in questo recupero, è il lavoro dell'antiquario Felice Feliciano e del matematico Luca Pacioli, autore di un'opera manifesto della nuova forma grafica dei Moderni, il trattato Divina proporzione, pubblicato nel 1509: anche le lettere del nuovo alfabeto sono sotto il segno della proporzione, esemplata, per ragioni matematiche, sull'imitazione dei modelli antichi A Roma, in particolare, negli anni di Lorenzo Manili, tornavano a fiorire le iscrizioni pubbliche: ma soprattutto papa Sisto IVdarà, a partire dal 1471, un formidabile impulso all'epigrafia pubblica, disseminando targhe di marmo nelle strade di Roma, tutte esemplate sui modelli classici.  

Riferimenti bibliografici Petrucci, Armando. "Le epigrafi". Medioevo da leggere. Torino: Einaudi, 1992

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