Dal latino "ingeniu(m)", composto di "in": 'dentro' e "genius" da "gignere": 'generare'. Nella tradizione classica ingenium indica l'indole, il carattere innato, l'intelligenza, ma anche, a partire da Agostino, la forza d'animo rivolta a scoprire territori nuovi della conoscenza. Nella latinità, inteso come "spirito", "anima", in un'accezione complementare rispetto al termine mens, si veda Lucrezio, De rerum natura, III, 453: «claudicat ingenium, delirat lingua, labat mens» ["l'animo zoppica, la lingua si perde, l'intelligenza traballa"]. Come "disposizione naturale", "carattere innato" Cicerone, De Officiis, I, XXXI: «suum quisque igitur noscat ingenium» [ "ciascuno dunque impari a conoscere il suo carattere"]. L' ingegno può essere alimentato da eventi esterni negativi, secondo quando scrive Ovidio in Metamorfosi, VI, 574'575: «Grande doloris / ingenium est, miserisque venit sollertia rebus» [ "Grandi sono le risorse della disperazione, e nelle disgrazie l'ingegno si acuisce"]. La Commedia dantesca si apre con un' invocazione all'ingegno del poeta: cfr. Inferno, II, 7: «O muse, o alto ingegno, or m'aiutate». Dante chiama qui a raccolta tutte le sue forze nell'accingersi a realizzare la "grande impresa" del poema. L'ingegno indica qui "fertilità creativa". In Petrarca, Canzoniere, 71, 1'2, leggiamo: «Perché la vita è breve, / et l'ingegno paventa a l'alta impresa». L'ingegno del poeta è minacciato di fronte all' ardua impresa di celebrare gli occhi di Laura. Di nuovo un'accezione relativa alla creatività artistica. Fondamentale per la tradizione del concetto nella cultura classica e medievale il rinvio al De remediis utriusque fortune I,7 (De Ingenio). Nel Cortegiano l'ingegno ricorre con molta frequenza, correlato al tradizionale «sistema delle virtù», e costituisce prerogativa fondamentale dell'uomo di corte: cfr. II,7: «Onde, consentendo con le opinioni sue, ed oltre al resto circa la nobiltà del cortigiano e lo ingegno e la disposizion del corpo e grazia dell'aspetto». Della Casa assegna all'ingegno il significato puro di "intelligenza", da integrare, in dittologia, con il termine "scienza", ossia con la dottrina. Cfr. Galateo, 8: «Egli fu, non ha gran tempo, in Roma un valoroso uomo e dotato di acutissimo ingegno e di profonda scienza». Il termine conosce un'ampia estensione semantica in Guazzo, dove è considerato una "dote innata" che necessita di attenzioni e cure per non «perire nell'ozio». E' contrapposto alla «volontà» come secondo polo dell'apprendimento umano: cfr. Civil conversazione, I, 1A27: «considerando che la maggior parte degli uomini è non solamente priva delle virtù intellettive e morali, ma non è anco né per ingegno atta né per volontà disposta a riceverle». Nel significato di "carattere fiero" si veda Tasso, Gerusalemme liberata, II, 55.1-2: «Dura division! scaccia sol quelli / di forte corpo e di feroce ingegno». Polyantheapropone la seguente definizione: «Ingenium significat proprie naturam cuique ingenitam» ["L' ingegno indica propriamente la natura infusa a ognuno"].
Alessandro Capata

