Rinascimento
Rinascimento
Categorie - Institutio
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Al singolare o, più frequentemente, al plurale institutiones, il termine indica in latino il complesso di nozioni di un'arte o disciplina organicamente esposte e con tale funzione ricorre in maniera codificata, a esempio: Quintiliano, Institutio oratoria; Valerio Probo, Institutiones artium; Prisciano, Institutio de arte grammatica, eccetera. L'Umanesimo poteva attingere nel campo dell'educazione e della formazione dell'individuo a una vasta messe di opere classiche, ad esempio la Ciropedia di Senofonte, il De officiis di Cicerone, il I libro dell'Institutio oratoria di Quintiliano, dedicato alla prima educazione del fanciullo , il Dell'educazione dei figli, per secoli attribuito a Plutarco. Da questi testi gli autori dell'Umanesimo ricavavano la complementarità tra sfera interiore e pubblica della paideia (parola greca che significa "educazione dei fanciulli") e l'idea di fondere in un unico processo educativo la formazione intellettuale e spirituale con quella legata all'esercizio delle funzioni del cittadino. L'esperienza del reggimento principesco e la posizione di educatore e consigliere in cui si viene a trovare l'umanista favoriscono altresì la diffusione di una trattatistica sul principe, nella quale l'intervento pedagogico si specializza nella formazione del perfetto sovrano e accentua gli aspetti civili, politici, militari, organizzativi più marcatamente attinenti alla sfera del potere, ma senza perdere di vista le componenti comportamentali e culturali comuni all'uomo dell'Umanesimo in generale. Contro il primato della letteratura sacra e della teologia, Coluccio Salutati e la sua scuola rivendicano per primi il valore degli studia humanitatis e la necessità di una preparazione grammaticale e retorica nella formazione dell'individuo, preliminare alla comprensione della filosofia e della religione: "Non sum animo dubius quin velis atque consentias Christi doctrinam per sacras litteras intraturis a grammatica debere necessitate quadam incipere. Quomodo potest enim Scripture sacre noticiam sumere qui litteras ignoravit? Quomodo potest scire litteras qui grammaticam animo non novit?" (XIV 24; Salutati 1891'1905, IV, p. 215; "Non dubito che, per chi voglia iniziarsi alla dottrina di Cristo attraverso le sacre lettere, concederai tu pure la necessità di preparazione grammaticale. Come potrebbe infatti venire a conoscenza della Scrittura sacra chi fosse ignaro di studi letterari? Come potrebbe conoscere le lettere, se non ha alcuna nozione di grammatica?").Nel De studiis et litteris, dedicato alla "domina Baptista Malatesta", Leonardo Bruni, partendo dalla necessità della cultura letteraria e della lettura dei classici, disegna un piano sistematico dell'educazione di una gentildonna. Il contrapposto tra educazione e accumulo di ricchezze materiali percorre i trattati quattrocenteschi sull'institutio. Maffeo Vegio nel De educatione liberorum et eorum claris moribus II 1 ("Sull'educazione dei figli e sui loro chiari costumi") mette le buone lettere al centro dell'educazione dei figli; lo stesso fa Pietro Paolo Vergerio nel De ingenuis moribus et liberalibus studiis adolescentiae ("Sui costumi onesti e gli studi liberali degli adolescenti"). In Bernardino da Siena e in Leon Battista Alberti è in primo piano la preoccupazione sociale e politica. Per il primo lo studio grammaticale e letterario è da intraprendere soprattutto perché è utile per se stessi, per la propria famiglia, per la città e per gli amici (Bernardino da Siena 1940, III, p. 297). Nei Libri della famiglia di Alberti (I 35) i padri debbono "sforzarsi che i figliuoli sieno costumati e onestissimi, sì perché fanno l'utile de' suoi [...], sì etiam perché rendono ornamento e pregio alla casa, alla patria sua e a se stesso. E stimasi meglio essere alla patria, s'i' non erro, i cittadini virtudiosi e onesti, che ricchi molto e possenti". Nei De pueris statim ac liberaliter instituendis ("Della costante e liberale formazione dei bambini"), De civilitate morum puerilium ("Della civiltà dei costumi infantili"), Institutio principis christiani ("Istituzione del principe cristiano") di Erasmo da Rotterdam i contenuti pedagogici dell'Umanesimo si incentrano intorno alla distinzione tra institutio come fatto complementare alla natura e indispensabile alla formazione dell'uomo e alla vita sociale, ed eruditio, cioè l'istruzione nelle diverse discipline del sapere. Alla base dell'educazione è la ragione, in una prospettiva dichiaratamente antiempirica che pone in primo piano il valore della trasmissione del sapere e la centralità del rapporto pedagogico: uomo non si nasce, lo si diventa. Nella tradizione del Rinascimento volgare, i libri di institutio assumo uno statuto profondamente diverso, rispetto all'esperienza umanistica: non riguardano più esclusivamente l'educazione dei fanciulli, ma la necessità generalizzata di assumere comportamenti in grado di assicurare la piena compatibilità sociale per ogni categoria e stato. Dall'architesto del Cortegiano (1528) deriva una sterminata produzione di opere che ne scandiscono la forma profonda in dettaglio, per uniformare la vita dei giovani e dei vecchi, delle vedove e dei padri, dei militari e dei religiosi, eccetera.La Controriforma non trascura certo di intervenire sui problemi della formazione e dell'educazione. L'educazione dei figli ispira alcuni capitoli dei Ricordi di Saba da Castiglione e in generale l'opera è ricca di insegnamenti circa il comportamento nella sfera privata e sociale. Nei tre libri dell'Educazione dei figliuoli (1584) Silvio Antoniano, traccia un disegno compiuto della pedagogia cattolica, conferendole un ruolo fondamentale nella trasmissione delle virtù e dei principi della religione.

Franco Pignatti

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