Francesco del Bailo, meglio conosciuto come Francesco Alunno, è autore di un ambizioso repertorio lessicale intitolato La fabrica del mondo di messer Francesco Alunno da Ferrara. Nella quale si contengono tutte le voci di Dante, del Petrarca, del Boccaccio, e d'altri buoni autori, con la dichiarazione di quelle, e con le sue interpretazioni latine, con le quali si ponno scrivendo isprimere tutti i concetti dell'uomo di qualunque cosa creata. La prima stampa dell'opera è stata realizzata dall'editore Niccolò da Bascarini, a Venezia, nel 1548, sebbene la lettera dedicatoria a Cosimo de' Medici sia datata 1558 e il colophon (la sottoscrizione in fondo all'opera, con la data e il nome del tipografo ed editore) indichi l'anno 1546. L'opera, apprezzabile tentativo lessicografico prima dell'operazione della Crusca, ebbe un notevole successo: dall'anno della prima edizione (princeps) fino al 1612 furono pubblicate ben dodici edizioni, fra le quali possiamo menzionare quelle presso P. Gherardo nel 1556 e nel 1557; poi ancora quelle di F. Sansovino del 1560, 1562, 1568, 1570 e 1575. La dedica al duca Cosimo, che volle poi ricompensare l'autore per questa sua straordinaria impresa, contiene una serie di considerazioni introduttive sull'origine della lingua e della scrittura. Alunno è altresì autore di due compendi dedicati a Petrarca e a Boccaccio, le Osservazioni sopra il Petrarca del 1539, e le Ricchezze della lingua volgare (su Boccaccio) del 1543: vocabolari specialistici sul lessico di ciascuno dei due autori, fondati, l'uno sull'aldina (stampata, cioè, a Venezia da Aldo Manuzio) del Canzoniere del 1501, l'altro sul testo del Decameron pubblicato a Venezia dallo Zoppino nel 1526: i due repertori saranno in larga parte utilizzati nella Fabrica del mondo. L'opera contiene una classificazione sistematica delle voci tratte dalle opere principali delle "tre corone", ovvero Dante, Petrarca e Boccaccio, cui si aggiungono anche Ariosto e Sannazaro. Viene così indicato un canone relativo ad una lingua di alta tradizione letteraria, esemplato sulle considerazioni esposte nelle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo. La Fabrica si presenta come un dizionario ordinato in sezioni specifiche: nella parte finale due corposi indici permettono una agevole ricerca delle singole parole. Nella dedica rivolta "alli saggi, et giudiciosi lettori", Alunno fornisce la spiegazione della divisione delle voci in dieci libri, i cui titoli evocano una sorta di cosmografia della scrittura: la Fabrica sarà "quella che contiene in sé il vero modo del parlar tosco di tutte le cose create, la quale è fondata sopra dieci salde colonne per firmissimo fondamento di questo ricco edificio, le quali sono: Dio, Cielo, Mondo, Elementi, Anima, Corpo, Uomo, Qualità, Quantità, e Inferno. E chi s'appoggerà ad una di queste, volendo ragionare di quei subietti ch'ella sostiene, potrà gir sicuro di non cader mai nel commune errore della cieca ignoranza". Testimonianza esemplare del sistema letterario cinquecentesco fondato sul riuso e sulla ripetizione della lingua degli auctores (gli scrittori autorevoli, i modelli), la Fabrica del mondocostituisce un utile strumento di catalogazione e di individuazione di una grammatica del volgare organizzata in forma di topica, secondo le categorie del sapere universale.
Paola Cosentino

