Rinascimento
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Cento opere - Ludovico Ariosto, Orlando furioso
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La prima edizione, in 40 canti, uscì a Ferrara nell'aprile del 1516, per i tipi di Giovanni Mazzocco di Bondeno. Nel 1521 apparve una seconda edizione, sempre in 40 canti, pubblicata presso Giovanni Battista da la Pigna, a Ferrara. Successivamente Ariosto rielaborò il poema in maniera molto più ampia; la lingua del testo fu rivista secondo l'impostazione suggerita da Bembo nelle Prose della volgar lingua (1525) e nello stesso tempo furono composti nuovi episodi (come quelli di Olimpia, di Marganorre, di Ruggiero e di Leone). Ne scaturì una terza edizione (definitiva), in quarantasei canti, pubblicata a Ferrara presso Francesco Rosso di Valenza nell'ottobre del 1532. Il successo del poema fu subito enorme come testimonia il numero delle sue ristampe e delle sue traduzioni in lingue straniere. In appendice all'edizione del 1545 (Venezia, Aldo) apparve un corpus di 548 ottave noto col nome di Cinque canti, rimasto inedito fino ad allora, la cui composizione risalirebbe al decennio 1518-1527. L'edizione di riferimento è quella curata da Cesare Segre, Milano, Mondadori, 1964. Il poema, in ottave, dedicato al cardinale Ippolito d'Este, riprende la vicenda lasciata in sospeso da Boiardo nell'Orlando innamorato, collocandola all'interno di un disegno globale, non più articolato secondo la sola, imprevedibile successione delle peripezie. I nuclei narrativi fondamentali del poema (le cui vicende ruotano intorno alla città di Parigi), sono la guerra mossa da Agramante contro Carlo Magno, che vede fronteggiarsi cavalieri cristiani e saraceni con la vittoria finale dei primi sui secondi; l'innamoramento di Orlando per Angelica, con la follia del paladino e il suo successivo rinsavimento, grazie al viaggio di Astolfo sulla luna (dove recupera il suo senno); l'amore di Ruggiero e Bradamante, ostacolato da varie peripezie, che si conclude con la conversione di Ruggiero al cristianesimo, la celebrazione delle nozze tra i due innamorati e l'uccisione di Rodomonte, ultimo eroe saraceno . Tra i temi essenziali del capolavoro ariostesco ricordiamo l'ironia, che serve a smascherare le ambivalenze del comportamento umano e a mettere in rilievo la legittimità di punti di vista opposti e contrastanti ( contro l'univocità dell'agire umano propugnata dai quattrocenteschi ); l'eroismo; la pazzia incarnata paradossalmente da Orlando, il cavaliere che dovrebbe essere il savio per eccellenza; il desiderio, rappresentato dall'immagine inafferrabile di Angelica; la magia   e il meraviglioso che percorrono il poema un po' ovunque e trovano la loro massima espressione nel palazzo incantato di Atlante. L'interpretazione di Croce vede nel Furioso il "poema dell'armonia", dominato da uno splendente equilibrio, sintesi della perfezione del Rinascimento, inteso nei suoi presunti valori di perfezione e razionalità. In realtà, come suggeriscono gli studiosi più avveduti, il capolavoro ariostesco va analizzato all'interno della tradizione cavalleresca e nell'ambito della realtà cortigiana ferrarese da cui nacque. Più che parlare di armonia converrà, dunque, riflettere sul relativismo etico e psicologico del Furiosoe sulla rete di inganni e di illusioni che regola l'agire umano, contro ogni certezza assoluta.

Alessandro Capata

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