Rinascimento
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Cento opere - Matteo Maria Bandello, Novelle
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I primi tre libri delle novelle di Bandello (comprendenti ciascuno una sessantina di racconti) furono pubblicati a Lucca nel 1554 per i tipi dell'editore Busdrago: la quarta parte, composta di sole ventotto novelle, uscì postuma nel 1573 a Lione presso Marsili. La raccolta rappresenta una proposta alternativa al Decameron: la mancanza di uniformità e, soprattutto, l'assenza della cornice dichiarano l'intento dell'autore, consapevolmente distante dal grande modello boccaccesco che aveva ispirato i novellieri coevi. Ogni novella, sull'esempio del Novellino di Masuccio Salernitano, è introdotta da una dedica ad un  personaggio illustre che diviene lo spunto per narrare l'origine della storia stessa. L'edizione moderna delle Novelle del Bandello è contenuta nella collana degli "Scrittori d'Italia"(Bari: Laterza, 1910'1911) e curata da G. Brognoligo; per i "Classici Mondadori", F. Flora ha annotato la stampa di Tutte le opere, Milano, 1934'35; in questi anni è stato pubblicata da D. Maestri una nuova edizione delle Novelle, presso le Edizioni dell'Orso di Alessandria. Nelle lettere dedicatorie premesse dall'autore ad ogni novella, viene evocato un mondo cortigiano che costituisce l'ambito di riferimento della raccolta stessa e che attribuisce alla narrazione un valore mondano'intellettuale facilmente riconoscibile all'interno del circuito sociale cui si rivolge Bandello. L'attenzione alla contemporaneità è provata dai racconti che attingono alle fonti più disparate e che trasferiscono fatti e vicende, ambientate in tempi e luoghi diversi, in un presente narrativo volto a indagare la realtà quotidiana. I temi affrontati s'inscrivono in un contesto che va dalla beffa alla tragedia passionale, dall'avventura a lieto fine all'esempio di liberalità cortigiana: l'universo descritto, abitato da gentiluomini e nobili dame, da ecclesiastici e da soldati, da criminali e da umili frequentatori di osterie, offre un ricco e vario campionario di casi che si succedono alternando vicende di differente tipologia e che concorrono a formare il ritratto speculare di una società italiana sottoposta a rapide quanto violente mutazioni e a repentini cambi di rotta della fortuna. L'ottica ideologica entro la quale si muovono le novelle bandelliane, fortemente segnate da un punto di vista cortese e aristocratico, si richiama al Cortegiano di Castiglione, testo basilare per tutta la produzione narrativa cinquecentesca: al di là del pluralismo stilistico che caratterizza le novelle, s'intravede il gusto per una forma linguistica che privilegia il registro conforme a una "civil conversazione". La produzione narrativa di Bandello è un catalogo di fatti memorabili che gli valsero un'immediata fortuna, nel loro porsi come ritratto realistico di una società in continuo movimento ed insieme come repertorio di memoria collettiva. Nel 1560, in Italia, fu pubblicata una raccolta di centoquaranta novelle, in cui sono distinguibili gli interventi dovuti alla censura che mal tollerava la polemica anticuriale sottesa ad alcuni racconti. Due anni dopo, Sansovino inserisce ventisette novelle di Bandello nel Centonovelle pubblicate a Venezia. Grande successo egli ottiene in Francia, dove nel 1559 venivano tradotti sei racconti, e in Inghilterra, dove sarà fonte privilegiata di molta parte della produzione teatrale elisabettiana come nel celebre caso della Giulietta e Romeo di Shakespeare che Bandello aveva a sua volta ripreso da Luigi Da Porto.

Paola Cosentino

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