Il Galateo di Giovanni Della Casa, composto fra il 1551 e il 1555, viene pubblicato per la prima volta, postumo, presso Niccolò Bevilacqua a Venezia nel 1558, insieme alle Rime e all'Orazione per la lega. Il testo manoscritto dell'opera, realizzato in bella copia da Erasmo Gemini, segretario del Casa, si trova alla Biblioteca Vaticana, nel Codice Vaticano Latino 14825, e costituisce probabilmente la prima redazione del Galateo. La stampa Bevilacqua, esemplare di riferimento principale per i lettori del trattato, è altresì alla base dell'edizione critica del testo a cura di Emanuela Scarpa (edita da Panini, Modena, 1990). Nelle altre edizioni moderne, il trattato adotta la scansione in trenta capitoli utilizzata per la prima volta nella pubblicazione delle Opere a cura di A. Pasinello, Venezia, 1728. Il Galateo s'inserisce nel vasto filone di trattatistica comportamentale umanistica e rinascimentale che deriva da Erasmo e da Castiglione un ideale di temperata misura, di equilibrata civiltà. Rivolgendosi a un pubblico medio, Della Casa mette a punto un sistema di regole che, nella finzione, sono offerte da un vecchio a un giovane: i precetti forniti permettono di determinare un ambito quotidiano in cui esercitare il proprio buon senso, nella prospettiva di una comune conversazione che diventa il luogo, non più ideale, di scambio e di relazioni sociali. I dettami impartiti da Della Casa giungono a formare un compiuto insieme di norme che avranno notevole fortuna nei trattati europei di fine cinquecento: presentando un divertente catalogo di tipi sgraziati e di comportamenti inusitati, il Galateo si preoccupa di delimitare i confini di un vivere civile improntato a un canone che ricerca il piacevole e il famigliare, lontano dal pericolo di incorrere nella rozzezza e nel malcostume. Il trattato si fonda su una trama composita fatta di rimandi eruditi abilmente dissimulati: attingendo allo stesso tempo alla pedagogia umanistica e alla tradizione bernesca legata al gusto per il paradosso, l'autore riesce a delineare i contorni di un mondo occupato in banali attività e definito all'interno di una civile mediocritas. Al modello platonico del trattato fondato sulla contrapposizione dialogica dei personaggi, Della Casa oppone una riflessione di carattere morale che si richiama al magistero etico ciceroniano, modulato secondo una regola di misurata colloquialità. L'istanza pragmatica posta alla base della composizione del Galateo sottolinea la distanza dell'opera dall'altro grande capolavoro di letteratura comportamentistica cinquecentesca che è il Cortegiano: il complesso di norme che definiscono il ruolo del "perfetto cortegiano" nella società tratteggiata da Castiglione si apre a un pluralismo precettistico che agisce sulla realtà quotidiana. La "buona creanza" è soprattutto una virtù comunicativa, un equilibrato senso della conversazione: il valore conferito alla parola si rende esplicito nelle scelte stilistiche del Casa che opera un'efficace sintesi fra ricerca espressionistica ed istanze classicistiche. Il Galateo, che annovera fra le sue fonti non soltanto i tre grandi trattati classici di pedagogia quali la Repubblica di Platone, la Ciropedia di Senofonte e il De officiis di Cicerone, ma anche Aristotele, Plutarco, Teofrasto, Isocrate, conobbe una rilevante diffusione nel corso del Cinquecento: le trentotto ristampe volgari, la traduzione francese del 1562, quella inglese del 1576, quella latina del 1580, cui fanno seguito la versione spagnola del 1584 e tedesca del 1594, danno la misura della circolazione di un testo destinato a divenire un simbolo della cultura e della civiltà europea di fine secolo.
Paola Cosentino

